14 anni la cinofilia torna nella Serbia del dopoguerra…  
 

Ci accoglie Belgrado, l’antica e storica città capitale dell’ex Jugoslavia, ora capitale della Serbia, mostrando senza pudori, le ferite ancora sanguinanti, inferte dalle “nostre bombe ….intelligenti “!

Incastonati in popolosi e monumentali quartieri metropolitani, alcuni edifici ex sedi ministeriali, si ergono ancora sventrati e ignudi. Pericolanti e spettrali rovine che l’aspettativa  per un’incombente implosione fa associare alle torri gemelle. Permangono nella loro paradossale statica i folgorati scheletri, emblemi urlanti il dolore di questa capitale europea, precipitata nel lutto dall’apparente stupidità dei regimi, come moniti ai governanti che la violenza, come ogni prevaricazione della democrazia o della dignità umana, induce nei popoli rovine enormemente più grandi del beneficio cercato.

Pochi i cantieri aperti per grandi opere pubbliche e fra queste spicca il nuovo palazzo del basket, che dovrà ospitare i campionati mondiali nel prossimo anno.

La nostra meta è Prokupjie; cittadina di poche migliaia di abitanti sita al centro di una provincia del sud, forse più di altre resa poverissima dalle devastazioni della guerra e provata da otto lunghi anni d’embargo.

Tutte province, queste del sud, distrutte nell’economia e nella morale, che tuttavia muovono i primi passi volti al ripristino della normalità, che vogliono di nuovo lottare per un ritorno alla vita.

Tanto per cominciare riaprono i loro territori alla cinofilia, allo sport, …come a Belgrado.

Per molti anni un’evidente questione morale ha impedito di pensare a questo paese come ad una possibile meta per attività ludiche e ricreative.

Quando la rabbia inaudita della guerra travolge gli uomini, quando le dimensioni e gli schemi etici del vivere sono scompaginati e gettati a livelli bestiali, fa inorridire immaginare (ed è illecito il pensiero) che queste condizioni possano coesistere  con delle attività sportivo/ricreative.

Abbiamo più volte stigmatizzato chi incurante delle mine e della guerriglia, presenti nel paese limitrofo, si recava a cuor leggero a fare del turismo venatorio.

Oggi si percepisce tangibilmente la sensazione che in questi uomini, superstiti, domina la voglia di tornare alla vita, alla civiltà, alla cura dello spirito.In questo senso, essere uno strumento dell’avvio del riscatto di questo popolo ci motiva e ci gratifica.

La nostra ingombrante carovana di furgoni non ha mai sollevato il benché minimo accenno di fastidio né sulle strade né sulle campagne.

Ci siamo sempre sentiti bene accolti.

I segni della confusione sociale e del degrado culturale traspaiono dalla trascuratezza e dalla sottovalutazione dell’impatto ambientale che genera un approssimativo sistema di smaltimento rifiuti e ciò ci colpisce sia durante il viaggio d’avvicinamento a Prokupjie che verso i terreni di prova.

La diffusa pratica dell’abbandono di rifiuti a margine delle strade, nei resedi delle abitazioni, nelle periferie, e in ogni sponda di fiume, prelude allo scempio del suo spargimento nelle campagne da parte del vento ed al trasporto per via idrica attorno alla vegetazione ripariale d’ogni genere di nylon o plastica. Il randagismo che è una vera piaga ed è contrastato ferocemente.

Quando raggiungiamo Prokupjie, una corona di montagne chiude ad est l’orizzonte con un’imponente sagoma bianca la quale incombe anche sulle pianure delle zone di prova, ed è la silouette innevata dei Balcani.

Un cielo livido ed uniforme, capace di buttare fiocchi di neve in qualsiasi momento ci ha tuttavia risparmiato ogni seria precipitazione, viceversa il vento è rimasto teso e gelido per tutti e quattro i giorni.

L’organizzazione locale, molto ansiosa di fare bene, più volenterosa che previdente, è sempre disponibile; ha affrontato e risolto le numerose difficoltà logistiche in modo  idoneo, soprattutto tenuto conto che qui è un grosso problema anche trovare una fotocopiatrice. L’efficiente delegato ENCI non ha comunque avuto la minima esitazione. 

I terreni di prova sono tutti raggiungibili in dieci minuti da Prokupjie.

Il paesaggio che è per la più parte dominato dalle morfologie di tipo collinare, pertanto familiare, come i soprassuoli d'altronde (accomunandoci a queste aree la latitudine), muta improvvisamente aprendosi su piane immense coltivate a grano o semplicemente arate ed in attesa della semina. Talvolta rilievi consistenti circondano vaste aree connotabili come pianure ondoreiche. La vegetazione e la dimensione dei campi di prova è ottimale per la grande cerca. Una nota negativa, soprattutto in raffronto alla Polonia, la merita la qualità pedologica del terreno che forte di un’importante componente argillosa si attacca agli stivali in bioccoli fino a cinque, otto chili. Taluni soggetti si sono trovati costretti a fermarsi con i piedi impastati e con la coda pericolosamente rivestita di fango.

Al contrario una entusiastica notazione meritano le starne serbe, “ottime e abbondanti”. Numerosissime le “ierebize” che popolano tutta la Serbia e delle quali anche noi ci siamo deliziati.

Questa consistenza faunistica è il presupposto di ogni risultato di rilievo tecnico.

La considerazione che più di ogni altra evidenzia il notevole risultato tecnico è che sulle 340 iscrizioni ben circa 80 sono le qualifiche rilasciate. Significa che più di un turno su quattro è andato a buon fine ed ha portato dei soggetti in qualifica. Dato largamente superiore alle medie nazionali, anche a quelle Polacche.

Credo che possa trattarsi di un record per una prova di Grande Cerca che una batteria di undici coppie sia terminata con ben tredici soggetti qualificati eccellente.

Ma torniamo al comportamento delle starne: Le selvaticissime starne reggono la ferma del cane in modo incredibile. Evidentemente contando in un mimetismo eccezionale e non essendo affatto perseguitate, da anni, le starne serbe tengono il terreno quando sono poste sotto la ferma in modo eccezionale. Prese di punto chiuse a quattro, sei, otto metri, dalle starne e sostenutissime sono la norma. Una serie di arresti realizzati con sicurezza ed indicazioni perentorie hanno rivalutato il cane da ferma come infallibile rilevatore, “Ierebiza detector”. Finalmente la ferma non è parsa episodio incidentale ma ordinario e normale; starne alla portata di tanti dove però i super si ripetono con sicurezza sfrontata senza limiti.

Turni conclusisi positivamente dopo più di due o tre incontri con le starne non sono frequenti in Grande Cerca, eppure in questa tournée ne abbiamo visti. Anche il fatto che le coppie trascurate non saltano se non messe in ala dalla giuria, salva sicuramente tante teste. Qui ha veramente significato parlare del “senso del Selvatico”.

Più confidenti delle polacche concedono al cane un inebriante contatto diretto. Le francesi che partono anche a un centinaio di metri, invisibili rasentando i coltivi, richiedono sicuramente un approccio molto differente. Questi serbi sono uccelli dal potentissimo frullo metallico che forniscono ai cani uno stimolo ed un’eccitazione incomparabili. Sono starne per esempio che fanno benissimo ai giovani, che con queste si esaltano ed escono dal contatto come narcotizzati per sempre.

La presenza del selezionatore della squadra italiana di Coppa Europa, Ing. Americo Procaccini e del selezionatore della quadra del Campionato Europeo setter di Grande Cerca, Ing. Paolo Berlingozzi, redattore delle presenti note, ha reso tese e combattute alcune verifiche, che hanno palesemente assunto il senso di prima scrematura di candidati. Non poteva essere altrimenti.

Non resta infine che riferire alcune note sui soggetti che hanno impressionato e che si sono messi in evidenza:

Su tutti ha svettato Martianisium Raso. Questa prima edizione di G.C. di Serbia potrà essere ricordata come la sua seconda esplosione dopo quella della Polonia 2002.

Un grande trialer che con naturalezza ha dominato terreni e starne inanellando punti a ripetizione. Preciso nell’applicare un metodo di cerca infallibile: regolarità ed aperture al limite tenendo a buon vento ubicazioni favorevoli ma senza mai temere di fronte a chilometri d’arati. Potente ed efficace il suo piacevole galoppo. Molte altre sono state le grandi prestazioni che ho avuto la gioia e l’onore di poter vedere e certificare. Potete leggere nel box a lato e mandare a mente i nomi dei trialer che hanno guadagnato la ribalta nei tre bei barrage disputati e nelle classifiche. Da selezionatore della squadra setter del campionato europeo di grande cerca, consentitemi di fare altri nomi di setter che sono entrati nell’elite fino da questa spedizione, con la speranza che anche G. Baldoni mi metta in condizione di poter valutare il contributo che potrebbe fornire la sua squadra nelle manifestazioni europee della Polonia.

Martianisium Luter, Azor, Attila, Edgard, Breng, sono alcuni dei discepoli di Ademaro Scipioni che si sono qualificati alla massima, Raiano Dark, Today e Vane quelli di Rudy Lombardi, Giotto e Pegaso quelli di Cantoni, Frenk e Romario quelli di Targetti, Zeus di Taccon, Big Gim e Nada di Dotti, Bobo di Traiana.

Il grande Stefano Girandola e gli altri pointerman non me ne vogliano, ma il momento per il selezionatore è topico.

Chiudo queste note sulla bella e promettente esperienza in Serbia, con la piacevole sensazione e la costatazione che l’Enci e la Grande Cerca hanno da oggi un’altra probantissima ed efficientissima palestra a disposizione per effettuare la più elevata selezione cinotecnica, …. basta governare accortamente quanto già positivamente avviato.

Grazie Serbia, …grazie ai cortesi colleghi esperti cinofili serbi, …spero di rivederVi presto in salute.

 

Ing. Paolo Berlingozzi