LA TAGLIA NEL SETTER GORDON

 

Nel corso della lunga e felice storia di questa razza, si sono succedute poche stesure dello standard che hanno portato ai 4 principali standard in vigore oggi nel mondo: 1) Kennel Club standard in vigore nel Regno Unito e aggiornato nel 2015; 2) FCI standard n. 7 in vigore in tutti i paesi della FCI (Europa, Asia, Sud America) e aggiornato nel 2016; 3) ANKC standard in vigore in Australia; 4) AKC standard in vigore in USA. Esistono anche gli standard del Canadian Kennel Club e del New Zealand Kennel Club, ma non differiscono molto da quelli dell’AKC e dell’ANKC e comunque la razza è poco diffusa in questi due paesi.

 

Il 28 e 29 giugno del 1859 a Newcastle upon Tyne in Inghilterra si svolse la primissima mostra canina riservata alle razze da ferma e dove i premi in palio erano dei fucili da caccia. Solo Setter e Pointer vennero esposti per un totale di 36 Setter in un’unica classe tra i quali il vincitore fu Dandy, un black and tan di proprietà di Mr. Jobling. Non si sa bene con quali criteri si siano svolti i giudizi, perché a quei tempi non esistevano né regole né uno standard morfologico. La prima descrizione codificata della razza venne pubblicata sul Kennel Gazette nel 1889 “The points of the Gordon Setter” e poi ripresa da The Field e dal primo Kennel Club Standard nel 1891.

In Scandinavia, nel 1923 venne pubblicato il primo ben dettagliato Standard che riportava le taglie di 60-65 cm per i maschi e di 58-63 cm per le femmine. In Gran Bretagna il Club di razza propose nel 1928 uno Standard al Kennel Club che lo approvò nel 1931 e le taglie riportate erano di 26 inch (66 cm) per i maschi e di 24,5 inch (62 cm) per le femmine.

Alla fine del 1800 tutti i Gordon misurati per lo stood book misuravano tra 22 e 25,5 inch (56 – 65 cm) con l’eccezione di Ch. Bydand Coronach che misurava 27 inch (69 cm).

 

La taglia del Gordon negli Standard del KC e della FCI non è mai variata ed è sempre stata di 62 cm per le femmine e di 66 cm per i maschi e il peso rispettivamente di 25,5 Kg e di 29,5 Kg in condizioni da esposizione.

La tolleranza in eccesso o in difetto, seppur non specificato nello standard, come regola generale, non dovrebbe eccedere il 2%, quindi poco più di 1 cm.

Volutamente chi ha scritto lo standard ha fissato delle taglie senza un range, ciò significa che i Gordon devono avvicinarsi il più possibile alle taglie indicate. L’eccesso o il difetto nella taglia non sono mai stati considerati difetti da squalifica.

Gli standard Australiani e Neozelandesi riportano esattamente le stesse taglie e pesi degli standard KC e FCI.

 

Un discorso a parte riguarda gli standard dell’American Kennel Club e del Canadian Kennel Club dove le taglie e i pesi indicati presentano dei range. Le femmine devo rientrare tra i 58 cm e i 66 cm mentre i maschi tra i 61 cm e i 69 cm con pesi da 20 Kg a 32 per le femmine e tra i 25 Kg e i 36 Kg per i maschi.

Lo standard Canadese prevede le stesse misure di quello americano con gli stessi range, ma per i pesi prevede dei massimi leggermente inferiori.

 

La taglia in Italia

I più importanti cinofili italiani si sono sempre interessati alle razze britanniche e dalla fine del 1800 attinsero informazioni dirette dai loro omologhi britannici.

Nel “Manuale del Cacciatore Italiano” pubblicato nel 1887, Ferdinando Delor faceva un accenno alla taglia del Setter Gordon: “Per le robuste sue forme e per l’alta sua statura, questa è la varietà più grande che esista fra i setters. La moda però si è impadronita di questi, come di tutti gli altri cani inglesi; e fu un tempo, non molto remoto, in cui i Gordons si preferivano di bassa statura: 60 centimetri alla spalla. Erano cani tozzi e privi di quella robustezza che è una delle prerogative maggiori dei setter. Siamo fortunatamente ritornati ora all’alta ed imponente statura e alle forme regolari tanto piacevoli all’occhio”.

Nel Manuale Hoepli “Il Cane” di Angelo Vecchio pubblicato nel 1897, il Setter Nero-Fuocato o Gordon doveva avere una taglia per i maschi da 59 a 65 cm, mentre le femmine non arrivavano mai a 51 cm. Nella riedizione dello stesso manuale del 1904 la taglia dei maschi rimane invariata mentre quella delle femmine sale a 55 cm, non si sa i 51 cm dell’edizione precedente fosse un errore di stampa, ma è molto probabile.

Nel Manale Hoepli “Cani e Gatti” del Prof. Ferruccio Faelli pubblicato nel 1924 la taglia va da 54 a 64 cm nei maschi e da 56 a 61 cm nelle femmine.

Nel Manuale Hoepli “Il Cane da Caccia” di Ettore Talé pubblicato nel 1926, la taglia del Setter Nero Fuocato era indicata come 60-65 cm.

 

In Italia a partire dagli anni ’30 iniziarono molte polemiche a proposito dell’origine geografica e del nome stesso della razza Gordon, infatti uno dei primi allevatori, il Prof. Gino Pollacci di Pavia sosteneva che il Gordon dovesse essere chiamato Setter Scozzese mentre il Kennel Club Italiano che lo aveva inizialmente denominato Setter Scozzese aveva poi iniziato a indicarlo come Setter Gordon. Queste polemiche spinsero gli appassionati e cercare conferme anche in altre nazioni europee dove il Gordon godeva già di una buona diffusione e dove erano stati scritti degli “Standard” nazionali sulla base dello Standard Britannico adattandolo alle esigenze locali. E fu così che sull’organo ufficiale del KC Italiano “Rassegna Cinofila” all’inizio degli anni ’30 vennero pubblicati diversi articoli e carteggi sul Setter Gordon e i primi Standard britannici e scandinavi.

Le taglie previste dal Club britannico erano di 66 cm per i maschi e di 62 cm per le femmine; mentre gli standard scandinavi (Danimarca, Svezia e Norvegia) stabilivano un’altezza per i maschi di 60-65 cm e di 58-63 per le femmine.

Quindi gli standard scandinavi introducevano un range di altezza di 5 cm, senza però specificare se i soggetti che non riuscivano a rientrare in quel range dovessero o meno essere squalificati.

 

L’Ente Nazionale della Cinofilia – Kennel Club Italiano dal 1936 decise di adottare lo standard Britannico e i Gordon vennero giudicati con la scala dei punti da 1 a 8 anche per la taglia.

Nel 1950 i “padri” della moderna cinofilia Fabio Cajelli, Giuseppe Solaro e Giulio Colombo, già autori e revisori degli Standard delle razze italiane, decisero di pubblicare le cosiddette “estensioni o commenti” agli Standard delle quattro razze britanniche da ferma, ma di fatto erano dei veri e propri standard, molto dettagliati e in contrasto con gli Standard ufficiali. Per quanto riguarda le taglie, fecero dei passi indietro e, avvicinandosi agli Standard scandinavi, reintrodussero un range molto ampio e decisamente tendente al basso: da 58 a 64 cm per i maschi e da 56 a 62 cm per le femmine con una tolleranza di 2 cm in più e in meno. Ragionando con questi dati un soggetto maschio di taglia massima poteva raggiungere la taglia prevista dal Kennel Club solo “sforando” nella tolleranza, mentre una femmina di taglia massima poteva raggiungerla e superarla nella tolleranza.

Dal 1950 in poi i “commenti del trio Cajelli-Solaro-Colombo” divennero gli standard ufficiali in vigore in Italia: tutti i giudici erano formati e tenuti a giudicare secondo questi standard e tutti gli allevatori dovevano attenersi a questi standard e a queste misure. Nel 1963 la FCI pubblicò lo Standard ufficiale del Setter Gordon, cioè lo Standard del Kennel Club britannico, ma l’Italia, sebbene paese membro della FCI, non lo recepì e non lo applicò mai, perché ormai gli standard di Cajelli-Solaro-Colombo erano più che affermati e un cambiamento avrebbe significato una rivoluzione. Ovviamente lo Standard ufficiale KC/FCI in qualche modo trapelò tra gli appassionati che però lo criticarono per la superficialità e per la carenza di misure e proporzioni codificate.

Oltre alla taglia, questi standard italiani richiedevano delle proporzioni e delle forme in contrasto con quelle richieste dallo Standard ufficiale FCI come per esempio il cranio a cupola, l’occhio tendente al rotondo, lo stop molto marcato, il tronco inscrivibile nel quadrato, il mantello nero con riflessi blu, il pelo leggermente ondulato… così la società specializzata S.I.S. e il Setter Gordon Club promossero questo tipo di cane che poteva avere una taglia compresa tra i 54 (piccola femmina) e i 66 (maschio grande) centimetri al garrese.

La diffusione in Italia di Gordon “da lavoro”, di taglia piuttosto ridotta che difficilmente raggiungeva i 62 e i 66 cm richiesti dallo Standard FCI fece sì che lo standard italiano venisse applicato più facilmente, perché esso permetteva una grande tolleranza e anche i soggetti maschi di 56 cm potevano eventualmente raggiungere la qualifica di Molto Buono in esposizione per omologare il titolo di Campione di Lavoro.

Negli anni ‘90, con la diffusione delle Esposizioni Internazionali, Europee e Mondiali, lo Standard FCI venne obbligatoriamente applicato in tutti gli stati membri, solo l’Italia tardò ad adeguarsi. Il Club italiano, temendo che le taglie previste dallo standard ufficiale venissero da un giorno con l’altro applicate anche in Italia, tentò di giocare la carta del Setter Gordon Club Internazionale e nella riunione di Strasburgo del 24 settembre 1994 propose di approvare una tolleranza di 3 centimetri in eccesso e in difetto rispetto alle misure di 62 e 66 cm previste dallo Standard ufficiale FCI. In questo modo un maschio di 62/63 cm e una femmina di 58/59 cm avrebbero potuto rientrare in taglia. Il fatto che anche un maschio di 69 cm potesse rientrare nella tolleranza poco importava, perché i maschi appartenenti a linee di sangue da lavoro alti 69 cm al garrese non esistevano. Il Club italiano inviò una lettera a tutti i giudici italiani per comunicare loro la decisione del Club Internazionale, evidenziando questa tolleranza nella taglia. Peccato che il Setter Gordon Club Internazionale non fosse un Club riconosciuto dalla FCI e non avesse nessuna voce in capitolo in quanto a Standard morfologico quindi in materia di taglia. La FCI, sollecitata dal sottoscritto, chiarì prontamente con l’ENCI che le taglie stabilite dal Club Internazionale e adottate dalla società specializzata italiana S.I.S., dal Club italiano e dai giudici ENCI non erano corrette.

 

L’ultimo atto nella storia della taglia, o meglio delle proporzioni, è una proposta pervenuta al Breed Council (organo che riunisce i 4 club britannici) da parte della Gordon Setter Field Trial Society per introdurre nello Standard del Kennel Club la dicitura: “Working bred dogs may be proportionately lighter in build” cioè i soggetti allevati per il lavoro possono essere proporzionalmente più leggeri nella costruzione, così come è già scritto nello standard KC del Setter Inglese.

Questa proposta sembra non essere stata accolta, ma personalmente l’avrei appoggiata per i seguenti motivi: 1) è la verità, i cani da lavoro sono proporzionalmente più leggeri di quelli da esposizione; 2) Lo standard prevede anche dei pesi (25,5 Kg e 29,5 Kg) che sono abbondantemente superati da quasi tutti i cani allevati per le esposizioni e invece rispettati da quelli dalla maggior parte dei soggetti da lavoro; 3) se un soggetto iscritto in classe lavoro è ben costruito e ben proporzionato, ma è più leggero dei soggetti iscritti nelle altre classi, esso non dovrebbe essere penalizzato e se la sua costruzione è migliore di quella dei soggetti iscritti nelle altre classi esso deve essere preferito agli altri e non penalizzato perché più leggero; 4) il limite di quanto possa essere più leggero un cane allevato per il lavoro è a discrezione del giudice e comunque per quanto riguarda le taglie e i pesi, rimangono i limiti stabiliti dallo Standard. 5) lo Standard non è a esclusivo uso dei giudici e degli allevatori, ma è un documento che deve essere compreso anche da semplici appassionati e cacciatori, quindi deve descrivere anche i cani da lavoro.

 

Conclusioni:

la taglia del Gordon è di 62 cm per le femmine e di 66 cm per i maschi, sia per i soggetti allevati per il lavoro che per le esposizioni. Questi dati sono invariati dal 1931 e in vigore in Italia dal 1936.

 

Michele Ivaldi

Articolo a firma del Dottor Rino Radice, pubblicato su “Rassegna Cinofila” Novembre-Dicembre 1936; trascritto a cura di Maurizio Peri e nuovamente pubblicato per Setter Gordon Club in collaborazione con www.dogsandcountry.it

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Altre brevi note sul setter nero focato

I Brevi appunti sul setter nero focato da noi pubblicati nell’ultimo numero di questa Rassegna, non hanno incontrato il favore di un anonimo scrittore di “ La Caccia e la Pesca” (v. La Caccia e la Pesca, n.3: A proposito del Setter scozzese- sinonimi: Setter Gordon, Setter nero fuocato- smentite ufficiali che non smentiscono ma confermano) e del Prof. Gino Pollacci (v. Diana 1936, n. 24: Ancora sul Setter Scozzese).

Il dissenso non ci stupisce affatto perché è da tempo che La Caccia e la Pesca va ospitando articoli nei quali si sostiene sia la denominazione di scozzese sia il mantello tricolore per la razza di cui è questione, ed il Prof. Gino Pollacci nel n. 19 (15 Ottobre) di Diana 1936 spezzava ancora, posteriormente dunque al riconoscimento E.N.C.I. alla Società del Setter nero fuocato, una lancia a favore del mantello tricolore e della denominazione… scozzese.

E’ appunto a causa di tali pubblicazioni che abbiamo ritenuto opportuno e doveroso pubblicare i nostri brevi appunti. Il dissenso dunque non ci stupisce perché già conosciuto, ma quello che ci stupisce è il modo col quale specialmente l’anonimo scrittore de La Caccia e la Pesca, ed, in tono minore, il Prof. Pollacci, hanno creduto di potere demolire le conclusioni cui eravamo arrivati nei nostri brevi appunti.

Avevamo onestamente pubblicato integralmente cinque documenti (le lettere dei Sigg. Eadington, Jack e Wright, la memoria del Sig. Bolam e lo standard ufficiale inglese), ne avevamo tratte le nostre conclusioni, sulle quali il lettore poteva pur dissentire, ma avevamo dato mezzo al lettore di formare il suo giudizio alle medesime fonti dove avevamo attinto il nostro; non ci aspettavamo però che per giungere a diverse conclusioni si potesse osare di citare incompletamente e di stroncare i pensieri degli autori dei documenti pubblicati.

Questo stroncamento è la causa principale del nostro stupore.

L’anonimo scrittore di La Caccia e la Pesca scrive:

“E’ bene ricordare come sia venuto alla luce il nome di Setter Scozzese, recentemente bocciato. Non è stato un capriccio nostro. No. Esso è stato preso da una pubblicazione ufficiale dell’E.N.C.I. sul Setter Gordon (nero focato), apparsa nei numeri 3, 4, 5, 6, 7, e 8 di Rassegna Cinofila del 1931, appunto con il nome di Setter Scozzese, Questa pubblicazione dovuta al Prof. Gino Pollacci era avallata, senza alcuna riserva, dalla firma del Dr. Rino Radice, Segretaraio Generale dell’E.N.C.I., quale Direttore della Rivista. La pubblicazione portava bene in vista questo titolo Setter Scozzese (sinonimi: Setter Gordon, Setter nero fuocato) e di essa furono editati anche e distribuiti degli estratti, ad evidente scopo di indirizzo cinofilo. L’A.Prof. Gino Pollacci, dimostrava in essa che l’origine del Gordon era la Scozia e l’E.N.C.I. teneva a battesimo nel 1931 questa asserzione, e, come già abbiamo detto, le dava il crisma ufficiale.

Nessuno allora protestava, nemmeno i lettori de Il Cacciatore Italiano.

Quest’anno in un primo tempo all’epoca del riconoscimento della Società Italiana, non teneva più conto del nome stabilito sotto i suoi auspici, metteva da una parte la pubblicazione ufficiale, e non voleva più saperne del nome Scozzese ed indirettamente della riconosciuta provenienza”

E’ vero che il Prof. Pollacci nel 1931 faceva pubblicare, nei N. 3, 4, 5, 6, 7, e 8 di Rassegna Cinofila, uno studio sul setter nero fuocato, studio che conteneva anche una traduzione dello standard stabilito dalle società scandinave ed una traduzione dello standard stabilito dalle società britanniche ed infine chiudeva, dopo avere affermato essere preferibile quest’ultimo in confronto del primo, con una proposta di standard che senza avere la pretesa di volerne stabilire uno diverso da quello scozzese, può completarlo e renderlo meno improprio nella dicitura se non modificarlo (v. Rassegna Cinofila, 1931, N.8, pag. 319).

E’ vero che il Prof. Gino Pollacci, secondo la consuetudine, faceva riunire in un opuscolo le sei puntate del suo studio apportandovi anche qualche variante e l’opuscolo diffondeva fra gli amici. Ma le proposte del Prof. Pollacci non avevano più seguito; l’E.N.C.I. non ha mai fatto sue né la proposta di mutamento del nome né la proposta di standard. Non sappiamo a quale canone, a quale consuetudine giornalistica l’anonimo possa appellarsi per giustificare la pretesa peregrina che la pubblicazione di un articolo firmato nella parte redazionale di una rivista, sia pure ufficiale di un Ente, porti con sé automaticamente che le conclusioni cui l’articolista è giunto diventino per sé stesse ufficiali e che la firma del Direttore, concessa come affermazione di responsabilità verso lo Stato, avalli le conclusioni, magari anche le sublimità o le castronerie, cui l’articolista può avere dato corpo.

La pubblicazione dello studio sul setter n.f. compiuto dal Prof Pollacci non aveva allora carattere ufficiale, come non lo hanno i nostri brevi appunti e queste nostre note aggiunte. Si tranquillizzi adunque l’anonimo scrittore de La Caccia e la Pesca; l’E.N.C.I. non ha mangiato –novello Saturno – i suoi figli sia perché il gesto non è mai stato né morale né estetico, sia perché, in questo caso, figli non aveva avuto né ha.

All’anonimo scrittore ed, in tono minore, al Prof. Pollacci invece domandiamo quale giudizio essi farebbero di un contradditore che, per coglierli in fallo, si permettesse di citare incompletamente i loro scritti. Domandiamo perciò a loro ed al lettore imparziale se sia giornalisticamente corretto e polemisticamente efficace affermare:

che il Signor Bolam -la cui memoria tradotta non è che il cenno illustrativo premesso alla nuova edizione dello standard (il quale ora non porta più la scala dei punti) (1) quindi qualcosa di ben più importante di quello che non possa esserlo l’espressione del pensiero personale di un noto od ignoto cinofilo, e con ciò intendiamo rispondere al Prof. Pollacci che taccia d’incompetente il  Bolam stesso – scrive che l’origine del Gordon è praticamente sconosciuta, ed ammette che nel 1830 il Duca di Gordon aveva un gran numero di setters di colori vari ma sottacere la conclusione cui il Bolam giunge, dopo avere dissertato alquanto sui cani appartenenti al Duca di Gordon sugli incroci a questo o ad altri attribuiti e sulla mancanza di ogni prova in merito e, cioè che : ANZI NON POSSIAMO NEANCHE AFFERMARE CON SICUREZZA CHE IL SETTER GORDON PROVENGA DA CASTELLO DI GORDON.

che il Sig. Jack scrive che la razza si chiama Gordon dal nome del Duca di Gordon che risiedeva nel castello scozzese ecc ed omettere il seguito: LA VERA ORIGINE DELLA RAZZA E’ SCONOSCIUTA ma comunque essa non esisteva nel 1803. Il Colonnello Thornton, noto sportivo di quel periodo ebbe occasione di visitare il Castello di Gordon e nel suo libro: “Northern Tour” scrive di un incrocio che il Duca aveva fatto fra un lupo ed un volpino di Pomerania (2);

che il Sig. Whright afferma che in origine il Setter Gordon fu allevato dal Duca di Gordon ecc. e tralasciare che vi sono molte teorie sull’origine della razza e che il vero , è probabilmente che questi cani, che erano neri, bianchi e focati, erano della STESSA RAZZA DEI SETTERS INGLESI, che in altre parole c’erano tre tipi di setters inglesi cioè “Laverack”,”Belton” e “Gordon” e che più tardi questi Gordon furono conosciuti sotto il nome di setters “nero fuocati”.

L’anonimo autore de La Caccia e la Pesca ci fa poi rimprovero di non aver fatto nulla di nuovo col riportare lo Standard britannico del setter nero fuocato salvo la pessima traduzione, mentre esso standard si trova assai ben tradotto “ letteralmente” nella pubblicazione così detta ufficiale del Prof. Pollacci (v. Rassegna 1931). Saremmo pronti a batterci il petto se ci sentissimo traditori dello standard britannico; ma noi non abbiamo fatto quella traduzione perché ignari della lingua inglese; fidenti però nella piena esperimentata conoscenza delle lingue italiana ed inglese sia da parte della Signora Americana cui era stata affidata la traduzione, sia da parte dell’allevatrice cinofila italiana che parlando perfettamente la lingua inglese apportò la propria competenza tecnica nella revisione dell’opera della prima, siamo in dovere di difendere il lavoro delle nostre benemerite collaboratrici. Potremmo citare una rispettabile serie di imprecisioni della traduzione del 1931; ci limitiamo a scegliere nel mazzo alcuni punti riportando per il raffronto il testo inglese e le due traduzioni 1931 e 1936:

Testo inglese Trad. 1931 Trad. 1936
 

A stylish dog, not so racy as the Irish, but more dignified in appearance,

 

Clerar colours

 

The head should have a clearly indicated stop

 

On the inside of the hind legs and inside of thighs showing down the front  of the stifle and broadening out to the outside of the hind  legs  from the hock to the toes. It must, however, not completely eliminate the black on the back of hind legs.

 

The bloodhound type with heavvy and big head and ears and clumsy body, as well as the collie type with its pointed muzzle and curved tail.

APPARENZA GENERALE

Cane che ha uno stile proprio non tanto bello quanto l’irlandese ma più massiccio per l’aspetto….

 

Colore spiccato

TESTA

La testa deve avere un portamento nettamente definito

MACCHIE

Sul lato interno delle zampe posteriori, in basso anteriormente sui ginocchi fino al lato esterno delle zampe posteriori, dall’anca  fino alle dita. Non è detto che debba mancare  completamente il nero sui lati delle zampe posteriori.

DIFETTI- IMPRESSIONE GENERALE

Il tipo del cane consanguineo con testa ed orecchi pesanti e larghi, corpo tozzo come il tipo collie con il suo muso appuntito, la coda curva

 

Un cane di stile, di aspetto meno snello del setter irlandese ma di apparenza più dignitosa

 

Colori ben definiti

 

Lo stop della testa è ben marcato

 

 

Sulle parti interne degli arti posteriori e delle coscie, le macchie possono allargarsi fino alla parte esterna degli arti fra il garretto ed il piede, ma non devono però eliminare completamente il nero sul retro degli arti posteriori.

 

Tipo Bloodhound con testa grossa e pesante, orecchie troppo grandi e corpo senza garbo; anche il tipo Pastore scozzese, con il muso a punta e la corda arcata

 

Tanto l’anonimo scrittore de La Caccia e la Pesca come il Prof. Pollacci fanno dell’ironia per avere noi concluso che il Setter nero fuocato ha avuto le sue origini nelle isole britanniche. La conclusione è esatta e doverosa: forse che al pointer non è stata attribuita erroneamente la derivazione dal bracco italiano, e con qualche maggiore probabilità, dal bracco spagnolo?

E con ciò non ci occuperemo più dell’anonimo di La Caccia e la Pesca, ma passeremo a dare alcuni schiarimenti al Prof. Pollacci incominciando dal rimprovero rivoltoci in tema di standard (3) di avere tradotto con testa con molto spazio per il cervello  (!) la frase: with plenty of brain room  che egli ora dice volere significare cassa cranica grossa. Prescindendo che la traduzione letterale della frase inglese è: con abbondanza di cervello spazio, non ci pare inutile rimandare il Prof. Pollacci alla sua stessa traduzione del 1931 ed alla sua stessa proposta di standard ch’egli allora aveva fatta; si legge testualmente nell’una e nell’altra: con abbondante scatola cerebrale! Il che può essere zuppa e pan molle con la nostra testa con molto spazio per il cervello (che si riferisce alla capienza della scatola) e non già con cassa cranica grossa (che si riferisce alla grossezza delle pareti).

Il Prof. Pollacci poi ci rimprovera di avere accennato alla possibile immissione di sangue Bloodhound negli ascendenti del setter nero fuocato nonostante che il Bolam lo escluda o meglio ne infirmi la prova data da taluni col richiamo al rosso nell’occhio. E’ vero che il Bolam non fa caso di tale prova. Ma il Prof. Pollacci non cita, neppure per demolirlo, il periodo della lettera del Sig. Jack in cui è detto: “ Si trovano pure delle referenze a tipi più pesanti, con la testa grossa e pesante, con le labbra grosse e pendenti, MOSTRANDO UN RECENTE INCROCIO CON IL BLOODHOUND ed il setter inglese o l’irlandese”.

A tale proposito ricordo che lo standard proscrive tanto il tipo Bloodhound, come il tipo collie, segno evidente che immissioni di tali sangui sono avvenute ed ora se ne vorrebbero eliminare le conseguenze. E il Prof. Pollacci ben sa che sono stati importati in Italia soggetti dove la impronta del Bloodhound è indiscutibile! Così per l’intervento del collie, non abbiamo da osservare che il Prof. Pollacci insiste ancora sulla leggenda del cane da pastore scozzese usato dal Duca di Gordon per la formazione della razza, mentre il Bolam non vi crede e tutti gli altri informatori non ne parlano.

Ancora: il Prof. Pollacci vuol persuadere che altri, oltre lui, ha usato per il setter n.f. il nome di scozzese e che altri, oltre lui, ha combattuto per il mantello tricolore nel setter nero fuocato. Gliene diamo atto ma osserviamo:

per il nome: che il tentativo non ha trovato successo né nelle isole Britanniche né in Scandinavia né nell’Europa continentale;

per il mantello: che nessuno ha mai negato che in origine esso fosse tricolore, ma è indiscutibilmente esatto che ora il bianco non è desiderato (“la macchia sul petto più piccola è, meglio è”); la lettera di Paul Caillard riportata integralmente dal Prof. Pollacci non fa che documentare la sconfitta subita nel tempo dalla tesi sostenutavi cinquantacinque anni fa dal competentissimo e valentissimo giudice francese. A confutare poi l’ultima affermazione del Caillard e del Signor Trewithick che una gran parte dei cani iscritti allo Stud Book del Setter, cani nero e fuoco non hanno alcun rapporto con la primitiva razza dei Duchi di Gordon, dovrebbe pur servire il seguente brano della lettera inviataci dal Sig. Wright, Segretario del British Gordon Setter Club:

Una signora entusiasta, la Signora R.M. Gray, ha dedicato molto tempo di quest’anno allo studio di antichi libri di origine e giornali cinofili ed asserisce, escludendo ogni dubbio, che tutti i Gordon moderni discendono da “Jobling’s Dandye”

Quel Jobling’s Dandye, discendente dalla razza di Gordon che vinse il primo premio per tutti i Setters alla esposizione di Newcastle nel 1859!

Ed a proposito di gordons tricolori il Prof. Pollacci non è a cognizione che ad una femmina importata in Italia sia stata fatta scomparire la macchietta bianca che aveva sul petto? Perché? Il bianco non è forse desiderato?

Il Prof. Pollacci infine ci accusa di avere riprodotto, quale prototipo del Setter nero fuocato, l’effige di un Setter tolto dalla sua monografia; quella monografia che, secondo lui, noi non avremmo mai letto! Tale disegno, egli dice, non riprodurrebbe un setter n.f. puro ma bensì il lontano discendente di un incrocio fra un puro ed un irlandese. Questo sa il Prof. Pollacci perché ne fu informato dal norvegese Prof. Helgeby di Oslo su testimonianza del  norvegese Schilbred.

L’informazione può essere esatta, ma l’accusa fattaci non ci tocca; non abbiamo usato per la illustrazione la figura data dal Prof. Pollacci or sono cinque anni; ma abbiamo direttamente riprodotto la figura come intestazione della carta da lettera del British Gordon Setter Club, di cui, vedi combinazione, è proprio presidente onorario il Duca di Richmond e Gordon! La cantonata dunque, se vera, non è nostra!

A chiusura non ci resta dunque che concludere, con sopportazione dei contradditori, che manteniamo perfettamente integre, con più vigorosa persuasione se fosse possibile, le quattro conclusioni cui eravamo arrivati nei precedenti nostri brevi appunti.

RINO RADICE

(1) se la scala dei punti avesse fatto parte, anche in una sola edizione delle due che abbiamo ricevute, dello standard britannico, non l’avremmo certo omessa, anche se la scala in genere non gode delle nostre simpatie, e non siamo soli in tale apprezzamento negativo (N.d.A.).

(2) la citazione di questo incrocio non è fatta per attribuire all’ascendenza del Setter Gordon il lupo ed il volpino, ma unicamente per dimostrare che il noto sportivo Thornton recatosi a Gordon nel 1803 non vi trovò ancora i Setter Gordon ma, sola cosa rimarchevole, l’incrocio citato.

(3) cogliamo l’occasione per correggere due errori in cui il proto è caduto nel riportare la nostra traduzione dello standard: parlando della testa egli ha fatto diventare asciugato ciò che era asciutto nell’originale ed ha ridotto un naso grande in un non grande. Anche il Prof. Pollacci sa che tali infortuni sono tipograficamente sempre possibili, cosicché nel suo attuale articolo di Diana il nome del Signor Bolam e ripetutamente e costantemente divenuto Bloam.

Articolo a firma del Dottor Rino Radice pubblicato su “Rassegna Cinofila”, Ottobre 1936. Trascritto a cura di Michele Ivaldi e nuovamente pubblicato per Setter Gordon Club con la collaborazione di www.dogsandcountry.it

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La nuova costituzione in Italia di una Società specializzata per il Setter nero fuocato ha dato inizio ad una discussione sulle origini e sulle caratteristiche, specie sul mantello e sul nome di questa razza.

Per tale fatto abbiamo ritenuto opportuno attingere direttamente nel paese che ha dato i natali alla razza alcune informazioni che potessero considerarsi un poco come punti fermi.

Abbiamo perciò interpellato i Signori W. R. Eadington, Segretario dell’English and Gordon Setter Association (Associazione del Setter inglese e del Setter gordon), il Sig. George Jack, Segretario della Scottish Gundog Association (Associazione Scozzese del cane da caccia), ed il Sig. Albert E. Wright, Segretario onorario del British Gordon Setter Club (Club Britannico del Setter gordon).

Sono dunque tre competenze, non solo per le cariche ricoperte ma anche per il posto da essi occupato nell’allevamento britannico del nero fuocato.

 

Il Signor W. R. Eadington del Cheshire ci scrive:

Warverley, 15 agosto 1936.

Gentile Signore,

Le mando qui accluso lo standard del Gordon Setter, come è attualmente in vigore in Inghilterra. Le mando inoltre alcune altre informazioni che forse Le possono servire. Ultimamente ho avuto la grande fortuna di potermi procurare un ottimo cucciolo Gordon e spero per la prossima primavera di avere dei begli esemplari da questo stallone e da una nipote della mia femmina Camp. Painter’s Nancy. Per qualunque altra informazione che Le possa occorrere, sarò sempre a Sua disposizione.

Cordiali saluti,

W.R. Eadington

Accompagnando la seguente breve memoria a stampa, dovuta alla penna del Sig. G. F. Bolam, e lo standard della razza, qual è fissato dalle Società britanniche la cui traduzione pubblichiamo a seguito di queste brevi note:

IL GORDON SETTER

Rintracciare l’origine di una qualsiasi razza di cane è, senza dubbio, interessante; ma è un lavoro senza fine, ed i risultati raggiunti sono quasi sempre inconclusivi. Informazioni autentiche ed accurate scarseggiano; e poi, un secolo fa si scriveva poco o niente su quest’argomento. Dunque, l’origine del Setter Gordon, come quella di tante altre razze canine, è praticamente sconosciuta. Un vecchio cinofilo sostiene l’idea che il Setter è probabilmente un grosso spaniel, al quale un secolo di allevamento curato ha dato la grandezza e l’apparenza caratteristica, e che ha imparato un modo speciale di segnalare la preda durante la caccia. Un altro dice, però che solo il Setter Irlandese era originariamente spaniel; le altre varietà dei setter sono prodotti di incroci di un spaniel con bracco spagnolo. Ci sono pure numerose altre teorie circa l’origine del setter, ma, in fin dei conti, non ce n’è una più attendibile delle altre. E’ un fatto però ben conosciuto che nell’anno 1830 il Duca di Gordon possedeva un gran numero di setters, di colori vari, per esempio, bianco, nero, e rosso; ogni tanto uno di questi cani veniva ceduto a qualche allevatore; e c’è poco dubbio che un gran numero di Setter Gordon di oggi sono discendenti di cani che provenivano dal canile del Duca di Gordon. E’ opinione generale che da quell’epoca si siano verificati vari incroci nell’allevamento dei Gordon. Uno scrittore dice che il Bloodhound è stato addottato per un incrocio, citando, come prova di questa teoria, il fatto che in molti Gordon si vede il rosso dell’occhio. Secondo me, però, questo fatto non prova nulla; ad esempio, il rosso dell’occhio è un difetto comunissimo anche nel Cocker nero; e non credo che ci sia il più piccolo grado di parentela fra il cocker e il bloodhound. Ammetto che il Gordon ha una maniera di muoversi alquanto simile a quella del bloodhound, ma anche questo fatto non si può prendere come prova assoluta. Si dice che al Castello del Duca di Gordon c’era un cane da pastore e che il Duca abbia adottato questo stallone molto spesso nell’allevamento di cani da caccia, ma anche qui, non esiste la minima prova: anzi, non possiamo neanche affermare con sicurezza che il Setter Gordon provenga dal Castello di Gordon. E’ un fatto indiscutibile però che il Setter Gordon ha fatto molti progressi ultimamente. Il numero di registrazioni di Gordons è sempre in aumento e probabilmente il Gordon diverrà popolare come gli altri due tipi di setters. In azione, i Gordons sono ottimi; hanno un naso straordinario, e nonostante tutto quello che si dice, al contrario, sono instancabili, facilmente ammaestrabili, e trovano sempre la preda. Il Gordon è un cane di indiscutibile bellezza; la cagna è un’ottima madre. Oggi hanno un gran difetto, particolarmente evidente nelle cagne; sono molto timidi nelle mostre; però quando lavorano, questo difetto non si manifesta che raramente. Al presente, gli allevatori di Gordon si stanno sforzando di correggere questo difetto, e i risultati finora ottenuti sono soddisfacenti. Il lavoro di Mr. W. Murray Stewart, Segretario generale del British Gordon Setter Club, in questo campo, è stato di grande valore, ed è suo vanto che neanche uno dei suoi cani soffre di nervosismo. Nelle mostre ed esposizioni c’è sempre grande concorrenza nelle classi dei Gordons, lo standard è altissimo, viva la competizione, e solo un soggetto extra potrà arrivare a un C.A.C. Purtroppo, però, è difficile trovare una cagna di primo ordine. Ne conosco pochissime, e fra queste, nessuna da paragonare a Camp. Painter’s Nancy od a Camp. Bydand Miss Sport, che si sono coperte di allori nelle esposizioni di pochi anni fa. Ma con tutti i buoni stalloni che ci sono disponibili, dovrebbe essere facile rimediare a questa situazione, ed eliminare i difetti (quale la timidezza) delle cagne: timidezza, taglia piccola e posteriore vaccino. Nell’apparenza, il Gordon dovrebbe essere più grande e più pesante dell’Inglese e dell’Irlandese; la sua testa pure dovrebbe essere più pesante. Però, come complesso generale deve essere snello e agile, per il suo lavoro; gli allevatori devono cercare sempre di eliminare spalle pesanti, occhi troppo chiari, colore cattivo, coda lunga e mal portata. Lo standard, che ormai è internazionale, dev’essere ben studiato, e giudici ed allevatori dovrebbero cercare sempre di attenersi a questo standard. Troppi giudici, purtroppo, hanno le loro idee personali circa il Gordon; bisogna cercare sempre di eliminare le opinioni personali. Se tutti concorrono lealmente nell’aderire allo standard i risultati saranno certamente benefici per la razza del Gordon.

G.F. Bolam.

Il Signor George Jack del Dundartonshire (Scozia) ci manda, oltre lo standard, le seguenti note:

9 Settembre 1936.

In risposta alla Sua lettera, ho il piacere di scriverLe qualche informazione che spero Le possa servire.

La razza si chiama Gordon dal momento in cui fu presentata al pubblico dal Castello di Gordon (Fochabers, Banffshire, Scotland), sede Scozzese del Duca di Richmond e Gordon. La vera origine della razza è sconosciuta, ma comunque, essa non esisteva nel 1803. Il colonnello Thornton, noto sportivo di quel periodo, ebbe occasione di visitare il Castello di Gordon e nel suo libro “Northern Tour” scrive di un incrocio che il Duca aveva fatto fra un lupo e un Volpino di Pomerania. Verso il 1820 la razza fu conosciuta in diverse località. Nel 1897, il vecchio tipo del Setter di Gordon fu accoppiato con un Setter Inglese di sangue prevalentemente Laverack. Il risultato di questo incrocio fu la perdita del vero tipo Gordon, cioè il cane nero, rosso mogano (fuoco) e bianco. Esistono negli annali Inglesi tante referenze a setter nero e fuoco; però questo non vuol dire che fossero tutti Gordon. Ma purtroppo anche l’origine di questi è incerta. Verso il 1860 il Jubb, capo guardiacaccia del Castello di Gordon ebbe occasione di dire che “tutti i Setters Gordon erano originariamente nero e fuoco, ma adesso (cioè 1860) sono nero, bianco e fuoco”. Il fu Duca di Gordon preferiva quella combinazione di colori, sostenendo che era più bella e che era più facilmente seguibile sul terreno durante la caccia. Sono cani sveltissimi e allegri, e non fanno mai una falsa punta. Si trovano pure delle referenze a tipi più pesanti, con la testa grossa e pesante, con le labbra grosse e pendenti, mostrando un recente incrocio fra il Bloodhound e il Setter inglese o l’Irlandese. Faccio seguire la descrizione ed le caratteristiche principali del Gordon:  Nello standard del Gordon Club, non è permesso il nero, fuoco e bianco. La testa è più pesante di quella del Setter Inglese, molto larga fra gli orecchi, cranio leggermente arrotondato, l’occipite ben sviluppato, con molto spazio tra l’occipite e la mascella inferiore che non nel Setter Inglese. Non troppo spazio fra gli occhi; naso di media lunghezza e largo in alto, con le narici ben aperte, in modo che il naso sia più largo in questo punto. La forma della mascella inferiore varia alquanto, ma di solito la mascella inferiore è pesante. Gli orecchi pure variano; troviamo alcuni cani con gli orecchi lunghi e setosi, pendenti vicino alla faccia; in altri esempi gli orecchi sono più corti. Il corpo è più pesante di quello del Setter Inglese ma segue la stessa linea, pressappoco, cioè con le spalle profonde e ben inclinate, petto profondo piuttosto che largo, costole ben aperte dietro le spalle, specialmente nella parte posteriore; gomiti e dita dritti; gambe muscolose con ginocchia forti e larghe, ossa grandi in tutte e quattro le gambe, piedi pelosi.
Colore del Mantello. – Occhi, guancia, labbra, collo, e gola, e piedi fuoco. Fuoco sulle gambe anteriori fino al ginocchio, sulle gambe posteriori fino ai fianchi, sulla pancia, sulla parte interna delle cosce e dentro le orecchie.
Altezza. – Circa 25 pollici (= 63/64 centimetri).

Spero che quest’informazione possa interessarLa. Sarò lieto di aiutarLa se ha bisogno di altra informazione.
Con distinti saluti,

George Jack.

 

Ed infine il Signor Albert E. Wright, di Luton, segretario di quel British Gordon Setter Club di cui è Presidente onorario Sua Grazia l’attuale Duca di Richmond e Gordon, scrive:

Luton, 20 Agosto 1936.

Gentile Signore,

Le rispondo con un po’ di ritardo perché la Sua lettera è arrivata durante la mia vacanza. In origine il Setter Gordon fu allevato dal quarto duca di Gordon al Castello di Boyne, Scozia. Vi sono molte teorie sulla origine della razza. Il vero è, probabilmente, che questi cani, che erano nero, bianchi e focati, erano della stessa razza dei Setters Inglesi. In altre parole, c’erano tre tipi di Setters inglesi cioè “Laverack”, “Belton” e “Gordon”. Più tardi, questi Gordons furono conosciuti sotto il nome di “Setters nero-focati”. E un cane di questa razza, conosciuto quale “Gobling’s Dandye” ha vinto il primo premio nella prima mostra tenuta in questo paese; il che avvenne a Newcastle nel 1859. Una signora entusiasta, la Signora K. M. Gray, ha dedicato molto tempo di quest’anno allo studio di antichi libri d’origine (stud books) e giornali cinofili, ed asserisce escludendo ogni dubbio, che tutti i Gordons moderni discendono da “Gobling’s Dandye”. Si crede generalmente che siano stati fatti degli incroci con Setters Irlandese per eliminare le macchie bianche, e da questo è risultato il Gordon moderno. Il bianco riappare regolarmente, però, in piccole quantità, generalmente sul petto e qualche volta sulle dita. Spero di averLe dato delle notizie interessanti, e di averLe risposto alle informazioni che mi ha domandato. Mi dispiace di non essere in grado di contracambiare i suoi complimenti scrivendo nella Sua magnifica lingua.

Sinceramente,

Albert E. Wright

Non crediamo di errare se, a conclusione delle informazioni avute, possiamo concludere:

  • che pur non potendo stabilire precisamente quale regione diede origine alla razza in esame, si può con sicurezza asserire che essa ebbe i natali nelle Isole Britanniche, avendo concorso alla sua formazione e fissazione, oltre ad altre razze canine (quali il cane da pastore scozzese, il bloodhound ecc.) il setter inglese principalmente ed il setter irlandese;
  • che il nome comunemente usato nelle Isole Britanniche è quello di gordon e secondariamente di nero fuocato, mentre nessun richiamo viene fatto alla regione scozzese;
  • che il mantello ora fissato è il nero fuocato, escludendo il bianco, solamente tollerato;
  • che il setter nero fuocato deve essere nel suo complesso un poco più pesante del setter inglese senza però eccedere.

Rino Radice

 

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CARATTERISTICHE DEL SETTER NERO FUOCATO STABILITE DALLE SOCIETA’ BRITANNICHE SPECIALIZZATE.

(Società del Setter Inglese e del Setter Gordon e dalla Società Britannica del Setter Gordon).

Apparenza generale. – Un cane di stile, di aspetto meno snello del Setter Irlandese ma di apparenza più dignitosa; muscoloso, e di tipo prettamente Setter, di conformazione simmetrica. Dorso forte e relativamente corto e livellato, coda corta. Testa ben delineata, con espressione intelligente, colori ben definiti, con pelo liscio o leggermente ondulato.

Grandezza.  – In media, altezza alle spalle, per il maschio 66 centimetri; per la femmina 62 centimetri.

Testa. – Profonda piuttosto che larga, con molto spazio per il cervello, ben arrotondata, cranio ben formato, e più largo fra le orecchie. Lo stop della testa è ben marcato. Sopra e sotto gli occhi dovrebbe essere (asciugata) asciutta e le guance le più strette possibile. Il muso è abbastanza lungo con linee quasi parallele, e non a punta sia guardandolo dal di sopra che guardandolo di profilo. Le guance non pendenti, ma con una indicazione chiara delle labbra. (Non) Naso grande, largo, con narici aperte, di color nero.

Occhi. – Abbastanza grandi, non troppo profondi né troppo sporgenti; bruno scuri, brillanti e intelligenti.

Orecchie. – Attaccate basse sulla testa, abbastanza larghe e sottili.

Collo. – Lungo, magro, arcato verso la testa, e senza giogaia.

Spalle. – Lunghe, oblique, che indicano libertà di movimento; gomiti abbastanza bassi.

Petto. – Profondo, e non molto largo davanti. Le costole ben allargate, lasciando molto spazio per i polmoni.

Arti anteriori. – Ossa grosse, diritte, ben coperte di pelo, con gomiti liberi.

Arti posteriori. – Lunghi dall’anca al garretto piatti e muscolosi; dal garretto al tallone corti e forti. Le articolazioni ben piegate e non inclinate né in dentro né in fuori.

Piedi. – Ovali, con le dita unite e ben arcate.

Coda. – Corta e non dovrebbe arrivare sotto il garretto. Portata orizzontale o quasi. Grossa alla radice, terminante in una punta sottile. Il pelo vicino alla radice della coda dovrebbe essere dritto, diminuendo di lunghezza verso la punta.

Pelo.– Dovrebbe essere soffice e lucente, somigliante a seta. Liscio o leggermente ondulato ma non riccio, con peli lunghi sulle orecchie, sotto lo stomaco, sul petto, dietro agli arti posteriori ed anteriori e vicino ai piedi.

Colore e macchie. – Nero cupo lucente, con macchie di un colore caldo rosso-mogano. Le macchie debbono essere lucenti e non opache. Possono avere delle strisce nere sui piedi.

POSIZIONE DELLE MACCHIE FOCATE

  1. Due macchie distinte sopra agli occhi, di non più di due centimetri di diametro.
  2. Ai lati del muso, la fuocatura non deve oltrepassare la base del naso, sì da sembrare una striscia intorno alla punta del muso da una parte all’altra.
  3. Sulla gola.
  4. Due larghe e distinte macchie sul petto.
  5. Sulla parte interna degli arti posteriori e delle cosce, le macchie possono allargarsi fino alla parte esterna degli arti fra il garretto e il piede, ma non devono però eliminare completamente il nero sul retro degli arti posteriori.
  6. Sugli arti anteriori, dietro fino al gomito, davanti un po’ più in alto.
  7. Intorno all’ano.

E’ tollerata una macchia (bianca) sul petto ma più piccola è meglio è.

DIFETTI

Impressione generale. – Apparenza poco intelligente. Tipo Bloodhound con testa grossa e pesante, orecchie troppo grandi e corpo senza garbo. Anche il tipo Pastore Scozzese, con muso a punta e la coda arcata.

La testa. – A punta, piccola, muso che va in giù o che va in su, bocca troppo piccola o troppo larga.

Gli occhi. – Di colore troppo chiaro, troppo infossati o troppo sporgenti.

Orecchie. – Attaccate troppo in alto, troppo larghe o pesanti.

Il collo. – Grosso e corto.

Spalle e schiena. – Di forma irregolare.

Il petto. – Troppo largo.

Arti e piedi. – Storti, gomiti sporgenti in fuori; dita allargate, piedi piatti.

La coda. – Troppo lunga, portata male, ricurva all’estremità.

Il pelo. – Riccio come la lana, non lucente.

Il colore. – Fuocature troppo chiare, senza linee ben marcate fra i diversi colori. Piedi bianchi. Troppo bianco sul petto. Fra il nero non ci dovrebbero essere peli focati. Questo si verifica intorno agli occhi.

Documento approvato dal Setter Gordon Club nella riunione di Consiglio 19.10.2013 e dalla S.I.S. nella riunione di Consiglio 01.03.2014.- Autore: Maurizio Peri per Setter Gordon Club

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Il Setter Gordon, come tutte le razze canine ufficialmente riconosciute dalla F.C.I.-Federazione Cinologica Internazionale, ha uno standard morfologico e cioè il documento che descrive le caratteristiche esteriori che la distinguono e che fornisce ad allevatori, utilizzatori e giudici un parametro cui riferirsi ed uniformarsi. Lo standard morfologico del Setter Gordon presso la F.C.I. è registrato al n. 6/28.10.2009/GB (la data di pubblicazione dello standard originale è il 28.07.2009).

Per quanto riguarda invece le caratteristiche di lavoro, la situazione è ben diversa. Nel mese di Luglio del 1937 si tenne a Parigi un congresso cinologico nel quale fra l’altro fu posto all’ordine del giorno il seguente tema:”Standard du style des chiens d’arret dans le epreuves publiques. Determination du style propre a chaque race”. L’Enci fu rappresentato dal dott. Giovanni Pastrone (regista, padre della cinematografia italiana, ma anche noto cinotecnico del tempo) al quale il congresso conferì l’incarico di relatore.

In tale occasione il dott. Pastrone tratteggiò le caratteristiche di lavoro sui campi di prova dei cani da ferma britannici, tra cui il Setter Gordon. Da allora e per tanti anni, almeno in Italia, l’unico riferimento tecnico al riguardo è stato il c.d. “Commento del Dott.Pastrone”.

Nel 1994, a seguito di un movimento “gordonista” sorto nei primi anni ’80, il quale aveva visto come attori principali gli appassionati italiani, francesi, tedeschi e svizzeri, nonchè i rispettivi club di razza nazionali, venne costituita l’associazione denominata “Setter Gordon Club Internazionale” che, tra i primi suoi atti, elaborò e codificò in un documento le caratteristiche di lavoro del Setter Gordon.

Questo documento, denominato “Standard di lavoro SGCI” fu inviato alla Federazione Cinologica Internazionale di Bruxelles, unitamente agli atti riguardanti la costituzione del Setter Gordon Club Internazionale, ma tuttavia ad oggi non risulta che sia stato ufficialmente riconosciuto. Sicchè allo stato, quello che comunemente e per comodità viene definito “standard di lavoro”, è soltanto il documento elaborato dal più autorevole consesso di gordonisti europei, riguardante le caratteristiche di lavoro del Setter Gordon.

Fatta questa premessa, di seguito si propone la lettura del “Commento del Dott.Pastrone” e poi dello c.d. “Standard di lavoro SGCI”, nella versione originale in lingua francese, elaborata nel 1994, e nella versione in lingua italiana disponibile sul sito SIS, alla quale è stata aggiunta l’ultima modifica deliberata dal Setter Gordon Club Internazionale nel 1997.

Il “Commento del Dott.Pastrone

Questo bel discendente dei cani del duca di Gordon ha l’andatura di galoppo continuo, ma calmo, un pò saltellante e meno slanciato di quello degli altri setters, dei quali non dimostra la passione divorante, quantunque sia tenace e costante lavoratore. La cerca è meno estesa e più dettagliata, quindi su diagonali più serpeggianti. La testa è portata alta, con la canna nasale inclinata sull’orizzontale e la corta coda, portata ben tesa, è in continuo movimento trasversale, ritmico come il galoppo. Quando entra in lieve effluvio rallenta l’andatura, rimontando con serpeggiamenti verso la presunta origine. Persuaso che il selvatico è assente, riprende l’andatura solita. Se, per contro, si accorge che l’effluvio porta al selvatico, rallenta ancora, così che gli ultimi metri sono percorsi di passo, e ferma con rallentamento graduale, ben eretto sugli arti, collo poco proteso e testa alta, un pò inclinata sotto l’orizzontale (raramente sull’orizzontale, mai sopra). La coda è portata rigida e tesa, secondo la linea orizzontale, o lievemente sopra o sotto la medesima. Un arto anteriore è sovente rialzato, ma poco flesso. Se la zona d’effluvio lo rende immediatamente sicuro della presenza del selvatico, rallenta in qualche passo, ben eretto, compie la filata diretta, a passo rapido gradatamente rallentato e ferma come sopra detto. Trovandosi d’improvviso a ridosso del selvatico, ferma di scatto, sovente in pose contorte, come piegato in due, ma resta abitualmente eretto, con la canna nasale rivolta verso la presunta rimessa. Solo eccezionalmente piega un pò gli arti. La coda è sempre tesa. Quando il selvatico tenta di salvarsi pedonando, lo segue ben eretto, collegato all’emanazione diretta, con calma e di passo, con moto uniforme, mantenendosi il più possibile alla stessa distanza dal perseguitato e con un portamento simile a quello della ferma. È sempre in buon collegamento con il conduttore e si presta a condizionare la sua azione a variazioni di selvaggina o di ambiente.

 

Standard di lavoro SGCI– testo originale

Standard de travail.

Originaire d’Ecosse, le Setter Gordon a été créé pour chasser les terrains difficiles et variés, meme dans les plus mauvaises conditions atmosphériques. De cette sélection, découlent sa morphologie et ses qualités naturelles. C’est un chien robuste, resistant à la fatigue, intelligent et sachant s’adapter rapidement sa quete à la végétation, au territoire et au gibier rencontré. De tout temps, ses qualités de nez onte été reconnuess et appréciées des chasseurs et des sport-men. Il est construit en galopeur puissant et solide mai,s sans aucune lourder. Son gallop doit etre soutenu, bien debout sur ses members, rapide et énergique, à la foulée trés ample. La tete est porte haute, chanfrein à l’horizontale; par un léger movement d’avant en arriére de sa longue encolure, elle assure le contrepoids qui permet au Setter Gordon de progresser par grandes foulées lui donnant ce galop mouvant si typique. La queue est portée bien tendue dans la ligne de dos ou légèrement inclinée vers le terrain, un trés léger movement pouvant parfois l’animer. Lorsque le chien a connaissance d’une émanation fondée, il exécute une remontée au pas rapide, ralentissant progressivement, bien droit sur les membres, avancant avec prudence et décision jusqu’à arreter avec sureté. L’arret doit etre rigide, debout, cou bien tendue, la tete dans la ligne de dos, le posterieur pouvant par fois etre legerement releve ou, plus rarement, a peine abaisse par rapport au garrot, la queue bien droite dans la ligne de dos. Cependant, l’arret couchè pourra etre tolerè, mais bien moins valorize par rapport a ce qui precede. Au coule, le Setter Gordon est collé à l’émanation directe, bien droit sur ses members, avec calme et au pas dans un movement uniforme il se maintient le plus possible a la meme distance du gibier. Le patron doit etre immediat et spontanè. Le conducteur doit se mettre a cotè du chien, attendre la fin de l’action du compagnon sans raccrocher. Au de part du tibie, le chien qui patronne doit rester sage a l’envol.

 

“Standard SGCI” pubblicato sul sito SIS

Originario della Scozia, il Setter Gordon è stato creato per cacciare su terreni vari e difficili, come pure nelle più impervie condizioni atmosferiche. Da questa selezione derivano la morfologia e le sue qualità naturali. E’ un cane robusto, resistente alla fatica, intelligente, adatta rapidamente la sua caccia al tipo di vegetazione, al territorio e alla selvaggina incontrata. In ogni tempo le sue qualità di naso sono state riconosciute ed apprezzate dai cacciatori e dagli sportivi. Egli è costruito per sviluppare un galoppo potente e solido, ma senza alcun appesantimento. Il suo galoppo dovrà essere sostenuto, ben in piedi sugli arti, rapido ed energico, con falcate molto ampie. La testa è portata alta e parallela all’orizzonte, un leggero movimento in avanti ed indietro della lunga incollatura assicura il contrappeso che permette al Gordon di progredire con grandi falcate che gli donano un galoppo molto tipico. La coda è portata ben tesa sulla linea dorsale o leggermente inclinata verso il terreno, un leggerissimo movimento può tuttavia animarla. Al momento in cui il cane percepisce una emanazione certa, esegue una rimonta a passo rapido rallentando progressivamente, ben eretto sugli arti avanza con prudenza e decisione fino a fermare con sicurezza. La ferma deve essere rigida, ben eretta, collo ben teso, la testa sul livello della linea dorsale. Il posteriore qualche volta può essere leggermente rialzato o più raramente appena abbassato rispetto al garrese, la coda ben dritta sulla linea dorsale. In guidata il Setter Gordon è incollato all’emanazione ben dritto sugli arti, con calma e con movimento uniforme si mantiene il più possibile alla stessa distanza dalla selvaggina.

Dal Bollettino della RASG- Reunion des Amateurs du Setter Gordon, n. 58 del 1999 risulta che il Setter Gordon Club Internazionale, riunitosi il 28 Marzo 1997, ha approvato la seguente modifica:

Le parole “la ferma ben eretta” sono sostituite dalle parole ”l’ideale è una ferma ben eretta, ma tutti gli altri stili di ferma non impediscono di conseguire le più alte qualifiche”. Tuttavia, nella ferma è richiesta la perfetta immobilità per facilitare il consenso.

Appaiono subito evidenti le differenze esistenti tra le caratteristiche funzionali tratteggiate dal Dott. Pastrone nel 1937 e quelle poi elaborate nel 1994 dal SGCI.

Risulta interessante a questo punto riportare quanto affermato dal Dott. Gino Pollaci nel volume “Il Setter scozzese” (Ed.Olimpia, 1944, pag.9) che raccoglie alcuni articoli pubblicati negli anni ‘30 sulla rivista Rassegna Cinofila:

”…Esso (il gordon) è il bracco degli inglesi, ha molte qualità affatto diverse da quelle degli altri setters. Il Gordon, di struttura più pesante, ha un’andatura più veloce, naturalmente, dei cani continentali, ma molto meno veloce dei setters inglesi ed irlandesi; non deve sempre galoppare, ma intercalare il galoppo con il trotto; la cerca è estesa, ma meno che nelle altri classi; la ferma non può essere scultorea come quella dei suoi compagni inglesi ed irlandesi perché, pur essendo dotato di fortissimo olfatto, appena ha percepito l’effluvio trasmesso dalla selvaggina, non si pietrifica, non cade subito in catalessi, non ha insomma quella ferma che fa andare in visibilio il pubblico ed i giudici, ma quasi si accuccia, si accerta bene che non si tratti di semplice pastura e quando è sicuro cade in ferma. Se il selvatico pedona, il Gordon allora striscia sul terreno col ventre contro terra, sempre a naso alto, tutto tremante, ma con calma congenita segue l’animale che si allontana, percorrendo ogni meandro seguito dal selvatico. Quando questo si ferma, ecco che ancora esso cade in ferma; è una ferma calma, non elettrizzante, ma durante la quale è ben difficile che perda la padronanza dei propri nervi. Se un cane che ha il colore del Gordon non presenta al lavoro le suddette caratteristiche, si può affermare che nel suo sangue vi sono in prevalenza correnti di sangue Irlandese, Pointer o Laverack”.

Come si potrà notare, alcune delle caratteristiche funzionali delineate dal Dott.Pollaci nel 1931 appaiono in contraddizione anche con quelle successivamente tratteggiate dal Dott. Pastrone. A parte la non felice definizione del Gordon come “il bracco degli inglesi”, non vi è dubbio che sia il Dott.Pollaci che il Dott.Pastrone avevano in mente un cane dalle caratteristiche molto diverse da quelle del setter gordon del loro tempo. Si deve infatti ricordare che il Gordon alla fine dell’800 si era diffuso in Europa sull’onda dei risultati conseguiti nelle prime prove di lavoro: ad esempio, il Derby svolto in Gran Bretagna nel 1901 fu appannaggio del setter gordon Stylish Ranger, e non vi sono dubbi che il setter gordon, nelle prove di lavoro che si iniziavano a correre a quel tempo, potesse confrontarsi pienamente con le altre razze da ferma britanniche.

Il “Commento del Dott.Pastrone” è stato oggetto di una analisi critica riportata in un lungo e dettagliato articolo apparso sull’Annuario del Setter Gordon Club relativo agli anni 1984-85-86 (pagg.9-10), dal quale sono state estratte le osservazioni formulate dall’autore Paolo Bellandi con riferimento a due aspetti che caratterizzano il “lavoro” del Setter Gordon: l’andatura e la ferma. Si tratta di argomenti assai spesso oggetto di accese discussioni, ora come nel passato, tra gli appassionati della razza, semplici cacciatori o esperti cinofili, e paragonabili a quelle che, sotto il profilo strettamente morfologico, riguardano l’altezza ed il peso del Setter Gordon.

<<Dice il Dott. Pastrone: “Andatura di galoppo continuo, ma calmo un pò saltellante e meno slanciato di quello degli altri Setters”. Personalmente rilevo in questa descrizione alcuni elementi che senz’altro hanno contribuito al decadimento e alla mancata diffusione della razza. Cosa significa “Andatura un pò saltellante”? il Gordon è costruito nel quadrato, misura al garrese ed ha diametri trasversali vicini a quelli del pointer; da lui si pretende un galoppo continuo e allora io mi domando perche lo deve fare saltellando, senza considerare che il saltellare può diventare caratteristica essenziale per chi non è troppo esperto e quindi si finisce col pensare che più saltella e più è Gordon. Dire che il galoppo deve essere meno slanciato di quello degli altri Setters può essere giusto, ma poi dovremmo dire anche il nome degli altri setters con i quali è stato fatto il paragone in quel preciso periodo e aggiornare costantemente l’elenco sui soggetti viventi. Pertanto io direi che il galoppo deve essere continuo, bene in piedi sugli arti, rapido ed energico, con grande presa di terreno (per grande presa di terreno si intendono falcate molto ampie, con battute molto distaccate fra loro). La testa deve essere portata alta con canna nasale inclinata sull’orizzontale, la coda portata ben tesa oppure leggermente inclinata verso il terreno nel percorso in linea retta; è preferibile che non vi sia movimento di coda, ma è comunque tollerabile se poco accentuato……….

A proposito della ferma, dice il Dott.Pastrone:“Bene eretto sugli arti, collo poco proteso e testa alta un pò inclinata sotto l’orizzontale (raramente sull’orizzontale, mai sopra) la coda è portata rigida e tesa, secondo la linea orizzontale, o lievemente sopra o sotto la medesima”. Sono più o meno d’accordo. Soltanto quando il dott.Pastrone dice “collo poco proteso” non mi trova d’accordo. Pertanto direi che la ferma deve essere rigida, bene in piedi sugli arti, il collo ben proteso, la testa in filo con la linea dorsale, il posteriore sovente rialzato o più raramente leggermente abbassato rispetto al garrese, la coda ben rigida e portata in filo con la linea dorsale, qualche volta leggermente rialzata oppure leggermente inclinata verso il terreno. Se per cause di forza maggiore si trova d’improvviso a ridosso del selvatico, la ferma può essere presa di scatto, sovente in pose contorte, ma sempre con la canna nasale rivolta verso l’emanazione.>>

Occorre rilevare che gran parte delle osservazioni formulate dai gordonisti italiani si ritrovano oggi nel cd. “Standard di lavoro SGCI”, a conferma della sintonia esistente tra i gordonisti europei in ordine alla caratteristiche di lavoro del Setter Gordon. Questo documento rappresenta tuttora il riferimento tecnico del Setter Gordon Club, pienamente condiviso e promosso presso gli utilizzatori ed i giudici.

Per quanto riguarda l’andatura, il galoppo “gordon” deve essere sostenuto, ben in piedi sugli arti, rapido ed energico, con falcate molto ampie; così tratteggiato risulta inconfondibile e peraltro del tutto diverso da quello del setter inglese.

Sullo stile di ferma, è ormai indiscusso che l’ideale è la ferma ben eretta e che l’immobilità deve essere assoluta, ma nel tempo le opinioni sono state spesso contrastanti. Per una migliore comprensione della questione, occorre ricordare che il c.d. “Standard di lavoro SGCI” del 1994 in lingua francese, prima della modifica del 1997, penalizzava la ferma a terra (“couchè”), che veniva solo tollerata, influenzando di conseguenza la qualifica ottenibile; nella modifica del 1997, questa visione viene superata. In effetti l’atteggiamento rigido iniziale si fondava sulla circostanza che nei primi anni ’80 soggetti di allevamento francese avevano un atteggiamento di ferma a “terra” e spesso evidenziavano anche un movimento di coda. A ben vedere però, qualunque sia la razza, l’atteggiamento della ferma è condizionato oltre che dalla psiche del soggetto, anche da altri fattori contingenti quali la velocità con la quale viene perlustrato il terreno, la vegetazione che lo ricopre, il vento. E’ impensabile dunque che un gordon che procede al galoppo “sostenuto”, giunto troppo a ridosso del selvatico a causa della vegetazione e/o del vento, possa avere una reazione che lo “cristallizza” ben eretto sugli arti; più verosimilmente, anche il gordon, in una situazione del genere, assumerà necessariamente un atteggiamento di ferma diverso da quello “ideale”; se ciò avviene nel corso di una prova, tale atteggiamento sarà liberamente valutato dal Giudice, il quale potrà comunque, se del caso, riconoscere a quel soggetto la massima qualifica e la certificazione.

(Autore: M.Peri per Setter Gordon Club)

Documento trascritto a cura di Maurizio Peri e pubblicato per Setter Gordon Club.

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Originario della Scozia, il Setter Gordon è stato creato per cacciare su terreni vari e difficili, come pure nelle più impervie condizioni atmosferiche. Da questa selezione derivano la morfologia e le sue qualità naturali.

E’ un cane robusto, resistente alla fatica, intelligente, adatta rapidamente la sua caccia al tipo di vegetazione, al territorio e alla selvaggina incontrata. In ogni tempo le sue qualità di naso sono state riconosciute ed apprezzate dai cacciatori e dagli sportivi. Egli è costruito per sviluppare un galoppo potente e solido, ma senza alcun appesantimento.

Il suo galoppo dovrà essere sostenuto, ben in piedi sugli arti, rapido ed energico, con falcate molto ampie.

La testa è portata alta e parallela all’orizzonte, un leggero movimento in avanti ed indietro della lunga incollatura assicura il contrappeso che permette al Gordon di progredire con grandi falcate che gli donano un galoppo molto tipico.

La coda è portata ben tesa sulla linea dorsale o leggermente inclinata verso il terreno, un leggerissimo movimento può tuttavia animarla.

Al momento in cui il cane percepisce una emanazione certa, esegue una rimonta a passo rapido rallentando progressivamente, ben eretto sugli arti avanza con prudenza e decisione fino a fermare con sicurezza.

La ferma deve essere rigida, ben eretta, collo ben teso, la testa sul livello della linea dorsale. Il posteriore qualche volta può essere leggermente rialzato o più raramente appena abbassato rispetto al garrese, la coda ben dritta sulla linea dorsale.

In guidata il Setter Gordon è incollato all’emanazione ben dritto sugli arti, con calma e con movimento uniforme si mantiene il più possibile alla stessa distanza dalla selvaggina.

 

Nota: Dal Bollettino della RASG- Reunion des Amateurs du Setter Gordon, n. 58 del 1999 risulta che il Setter Gordon Club Internazionale, riunitosi il 28 Marzo 1997, ha approvato la seguente modifica:

Le parole “la ferma ben eretta” sono sostituite dalle parole ” l’ideale è una ferma ben eretta, ma tutti gli altri stili di ferma non impediscono di conseguire le più alte qualifiche”. Tuttavia, nella ferma è richiesta la perfetta immobilità per facilitare il consenso.

Articolo a firma dell’Avv. Giacomo Griziotti, pubblicato su “Rassegna Cinofila” n. 11 del Novembre 1932- Trascritto a cura di Maurizio Peri e pubblicato nuovamente per Setter Gordon Club con la collaborazione di www.dogsandcountry.it

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I Tre stili 

Ricordo di avere, altrove, in altri tempi e seguendo, indegnamente, le orme di illustri maestri quali il Caillard ed il Matteucci, parlato della differenza essenziale tra lo stile di lavoro del setter e quello del pointer. Se, in genere, ed almeno in Italia, questa differenza è ammessa, riconosciuta ed apprezzata, ho notato invece, per quanto riguarda le caratteristiche di lavoro delle tre varietà di setters inglese, scozzese ed irlandese, una tendenza unificatrice, assimilatrice, quasi le tre razze avessero lo stesso modo di camminare, fermare, etc..

Ebbene no, signori miei, tra lo stile di lavoro delle tre varietà di setters vi è forse ancora tanta diversità quanta ne intercorre tra quello del setter e quello del pointer. Ho visto magnificare setters scozzesi ed irlandesi che fermavano a terra strisciando sul ventre come serpi. Bellecroix stesso descrive un setter irlandese “couchant”.

Comunemente si dice di una cane “è molto setter”. Sta bene. Ma se questa espressione può rendere l’idea di quella particolare molle elasticità di movimento che caratterizza tutte le varietà di setters, è però troppo generica e non fa rilevare le speciali caratteristiche di andatura e di ferma che sono proprie di ciascuna varietà, caratteristiche che sono il portato della diversa costruzione e del diverso temperamento di esse.

Nel 1931 correvano nelle nostre prove italiane due setters scozzesi uno dei quali fermava completamente a terra, King of Pavia, l’altro ben eretto in una posa statuaria ed imponente, Mogol dell’Apulia. Ebbene. Alcuni giudici magnificarono l’uno e buttarono giù l’altro e viceversa. E’ ammissibile questo? Io direi di no!

Ma l’esempio tipico di grande attualità è dato dal ben noto setter scozzese Prenz di S.Anna . So di toccare un tasto delicato ma vi sono costretto dall’evidenza e dalla popolarità dell’esempio e non da spirito polemico. Ora, Prenz di S.Anna è, indubbiamente, un cane eccellente, non comune, per andatura, olfatto, ferma, consenso e, soprattutto, equilibrio ma, per quanto riguarda lo stile, specialmente di ferma, è un perfetto setter sì ma inglese. A sostegno della mia asserzione invito i miei pazienti lettori che non avessero visto il cane al lavoro a confrontare le sue numerose fotografie apparse sui giornali e riviste cinegetiche con quello dei trialers setter inglesi di maggiore stile. Ci ha fatto, pertanto, meraviglia che il giudice belga Huge abbia potuto dichiarare che Prenz di S.Anna ha il miglior stile gordon che egli abbia mai visto.

Mi si potrà dire che vado troppo sottilizzando. Io ripeto che Prenz di S.Anna è un cane eccellente e che ha pienamente meritato gli allori che gli sono stati tributati, ma se mi si dice che Prenz di S.Anna ha un grande stile gordon, io dissento. Se si può, talvolta, transigere in omaggio al complesso dei meriti di un cane, su certe sfumature, quantunque, in gara classica, esse siano fondamentali, non bisogna però perdere di vista quelle che sono le principali caratteristiche di lavoro di una razza e giacchè ci siamo, diamo una rapida corsa a queste caratteristiche.

Il lavoro del setter inglese è ormai indiscusso, canonizzato ed è caratterizzato da grande contrazione, da pose a terra o pres de terre con tronco incassato tra le scapole, angoli chiusi, arti raccolti sotto di sé pronti a scattare, coda bassa. Una sola linea dal tartufo alla punta della coda. Richiamiamo i numerosi quadri e fotografie di Baachory Jim e la nostra figura n.1 che è ispirata appunto ad una di quelle fotografie.

Lo stile di ferma del setter scozzese o gordon non ha nulla a che vedere con quello del setter inglese. Quindi niente pose schiacciate, feline, ma ben erette, dominanti, muso al vento, coda diritta oppure leggermente rialzata, poca contrazione. La contrazione è sostituita nel gordon, come nel bracco, dall’imponenza statuaria, dalla maestosità. Vedi figura n.2.

Le ragioni di questa differenza, oltre che nel diverso temperamento, risiedono anche nella diversa velocità. Il setter inglese, più veloce, avverte più all’improvviso e si schiaccia oppure si precipita a terra con una breve strisciata. Il setter scozzese, più lento, avverte più incerto e più da lontano e arriva alla ferma dopo più lunga filata e dopo aver meglio riflettuto ed essersi maggiormente assicurato. E’ naturale quindi che abbia poca contrazione.

Il setter irlandese poi ha una posa di ferma affatto propria, caratteristica, inconfondibile. Posteriore basso schiacciato, quasi trascinato, coda bassissima, quasi cadente fra le gambe, anteriore invece ben eretto. Anche qui poca contrazione, almeno nel corpo. Ne vediamo invece nel collo e nella testa quest’ultima leggermente inclinata verso terra con una espressione graziosamente curiosa. Vedi figura n. 3.

Mi si dirà che non è possibile standardizzare in modo così assoluto. Lo ammetto, ma io ho voluto soltanto tracciare dei modelli e non è da pretendere che le copie riproducano pedissequamente gli originali. Certo è che, di regola, i setters scozzesi ed irlandesi non devono fermare a terra, mentre i setter inglesi non devono fermare eretti o almeno completamente eretti.

Perché?

Confesso che mia convinzione, quantunque concordi con quella di eminenti cinofili, è però basata piuttosto sulla pratica, su impressioni, su ragioni d’intuito e che potrebbero essere tacciate di soggettività e di empirismo, ma la ragione vera, concreta, ebbe ad indicarmela un giorno il collega Cav. Pastrone, vero studioso in materia e che ha approfondito la questione . Ed è questa.

Il setter inglese discende dall’epagneul, dal “chien couchant” originario della Navarra dove, diversamente di quanto accadeva in altri paesi si usava la rete a strascico ( tirasse) che veniva tirata dall’indietro in avanti e passava necessariamente sopra il cane, coprendolo anche talvolta. Il cane doveva, quindi, ed era anche, appositamente, abituato a fermare a terra per non ostacolare il movimento della rete.

Questo fatto, unito anche ad una naturale tendenza, ha abituato, a poco a poco, l’epagneul a fermare a terra e questa qualità, tramandata di generazione in generazione, è passata poi nel setter inglese. Ora, per quanto quest’ultimo, come tutte le altre razze, abbia subito incroci (sia pure a scopo di miglioramento) deve, tuttavia, conservare traccie evidenti di quella tendenza atavica. Il cane non fermerà più a terra, posa non sempre elegante, ma fermerà almeno schiacciato, diversamente si dovrà concludere che nella razza non vi è stato soltanto razionale incrocio, bensì totale assorbimento.

Scrivo questo solo per illustrare le vignette dell’amico Coppaloni, giovane ma valente cinofilo, quantunque esse siano già di per se stesso eloquenti più delle parole. In esse si sono forse, ma ad arte, esagerate le caratteristiche per rendere più evidenti le differenze.

Non ho la pretese di dire cose nuove, solo non credo inutile ricordare questi essenziali canoni differenziatori delle varie razze di setters, canoni che, purtroppo, sembrano, molte volte, totalmente sepolti nell’oblio.

Pavia, 18 novembre 1932 XI                                                                      Giacomo Griziotti

Testo pubblicato su “Le prove di lavoro dei cani da ferma” di Alberto Chelini, Ed. Olimpia. Trascritto da Maurizio Peri  per Setter Gordon Club.

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Questo bel discendente dei cani del duca di Gordon ha l’andatura di galoppo continuo, ma calmo, un pò saltellante e meno slanciato di quello degli altri setters, dei quali non dimostra la passione divorante quantunque sia tenace e costante lavoratore. La “cerca” è meno estesa e più dettagliata, quindi su diagonali più serpeggianti. La testa è portata alta, con la canna nasale inclinata sull’orizzontale e la corta coda, portata ben tesa, è in continuo movimento trasversale, ritmico come il galoppo. Quando entra in lieve effluvio rallenta l’andatura, rimontando con serpeggiamenti verso la presunta origine. Persuaso che il selvatico è assente, riprende l’andatura solita. Se, per contro, si accorge che l’effluvio porta al selvatico, rallenta ancora, così che gli ultimi metri sono percorsi di passo, e ferma con rallentamento graduale, ben eretto sugli arti, collo poco proteso e testa alta, un pò inclinata sotto l’orizzontale (raramente sull’orizzontale, mai sopra). La coda è portata rigida e tesa, secondo la linea orizzontale, o lievemente sopra o sotto la medesima. Un arto anteriore è sovente rialzato ma poco flesso. Se la zona d’effluvio lo rende immediatamente sicuro della presenza del selvatico, rallenta in qualche passo, ben eretto, compie la “filata” diretta, a passo rapido gradatamente rallentato e ferma come sopra detto. Trovandosi d’improvviso a ridosso del selvatico, ferma di scatto, sovente in pose contorte, come piegato in due, ma resta abitualmente eretto, con la canna nasale rivolta verso la presunta rimessa. Solo eccezionalmente piega un pò gli arti. La coda è sempre ben tesa. Quando il selvatico tenta di salvarsi pedonando, lo segue ben eretto, collegato all’emanazione diretta, con calma e di passo, con moto uniforme, mantenendosi il più possibile alla stessa distanza dal perseguitato e con un portamento simile a quello della ferma. È sempre in buon collegamento con il conduttore e si presta a condizionare la sua azione a variazioni di selvaggina o di ambiente.

Testo pubblicato su sito web E.N.C.I. trascritto a cura di Maurizio Peri e nuovamente pubblicato per Setter Gordon Club

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FCI Standard N° 6 / 28.10.2009

GORDON SETTER

ORIGINE: Gran Bretagna

DATA DI PUBBLICAZIONE DELLO STANDARD ORIGINALE VIGENTE:

28.07.2009

UTILIZZAZIONE: Cane da ferma

CLASSIFICAZIONE F.C.I: Gruppo 7 Cani da ferma

Sezione 2.2 Cani da ferma britannici e irlandesi

Setter

Con prova di lavoro

ASPETTO GENERALE:

Cane che ha della classe, costruito per il galoppo, e che può essere paragonato, per la sua costruzione, al cavallo da caccia ( Hunter) capace di portare pesi. La sua conformazione deve essere armoniosa in tutte le sue parti.

COMPORTAMENTO – CARATTERE

Intelligente, capace e dignitoso. Audace, estroverso, di temperamento gentile ed equilibrato

TESTA più profonda che larga. La distanza dall’occipite allo stop è più grande di quella dallo stop al tartufo. Le regioni sotto e al di sopra degli occhi sono asciutte

REGIONE DEL CRANIO

Cranio leggermente arrotondato, più largo tra gli orecchi. E’ più ampio del muso, e mostra una capacità cranica ben sviluppata. Stop nettamente marcato

REGIONE DEL MUSO

Tartufo largo, ampio, con narici aperte, di colore nero. Muso lungo, con linee quasi parallele. Non è né appuntito né tagliato obliquamente. Il muso non è profondo quanto è lungo. Labbra non pendule: i bordi delle labbra sono nettamente delineati.

Mascelle/Denti: le mascelle sono forti e presentano una regolare, perfetta e completa chiusura a forbice, cioè con gli incisivi superiori che, a stretto contatto, si sovrappongono agli inferiori e sono impiantati perpendicolarmente alle mascelle.

Guance strette quanto lo permette l’asciuttezza della testa.

Occhi: Sono marrone scuro e brillanti. Né infossati, né sporgenti, ma posizionati giusto sotto le arcate orbitali. Hanno un’espressione vivace e intelligente.

Orecchi di media misura e sottili. Attaccati bassi, pendono appoggiati contro la testa

COLLO lungo, asciutto e arcuato, senza pelle rilasciata alla gola.

CORPO di lunghezza media

Rene largo e leggermente arcuato. Torace non troppo largo. Sterno profondo, costole ben cerchiate, ben sviluppate nella parte dietro del torace.

CODA diritta o leggermente a scimitarra: non deve superare il garretto. E’ portata orizzontalmente o sotto la linea del dorso. Spessa alla radice, va assottigliandosi in una punta fine. Le frange o bandiera partono vicino all’inserzione della coda, sono lunghe e diritte e diminuiscono di lunghezza fino all’estremità.

ARTI

ANTERIORI diritti e forti, con ossa piatte

Spalle scapole lunghe e ben inclinate all’indietro, con ossa piatte e ampie, ben vicine al garrese. Non appesantite. Gomiti ben discesi e aderenti. Metacarpo in appiombo.

Piedi anteriori: ovali, dita ben chiuse e ben arcuate. C’è molto pelo fra le dita. I tubercoli digitali sono ben pieni, e i cuscinetti plantari sono spessi

POSTERIORI. Gli arti posteriori, dall’anca al garretto, sono lunghi, larghi e muscolosi; Dal garretto al piede, forti e corti. Gli arti sono diritti dall’articolazione del garretto al suolo. Il bacino tende all’orizzontale.

Ginocchia ben angolate

Piedi posteriori ovali, dita ben chiuse e ben arcuate. C’è molto pelo fra le dita. I tubercoli digitali sono ben pieni, e i cuscinetti plantari sono spessi

ANDATURA . Regolare, sciolta e decisa, con molta spinta del posteriore

MANTELLO

PELO sulla testa, nella parte anteriore degli arti e all’estremità degli orecchi il pelo è corto e fine; su tutte le altre parti del corpo, è di media lunghezza, piatto e senza ricci né ondulazioni. Le frange della parte superiore degli orecchi sono lunghe e seriche. Quelle nella parte posteriore degli arti sono lunghe, fini piatte e diritte. Il ventre porta una frangia che può estendersi fino al petto e alla gola. Il più possibile senza riccioli o ondulazioni.

COLORE nero carbone intenso e lucente, senza traccia di ruggine, con marcature d’un rosso castagno, cioè vivaci focature. Colpi di matita neri sono permessi sulle dita, come pure righe nere sotto la mascella

Focature: due macchie nette sopra gli occhi, che non superino i 2 cm di diametro. Ai due lati del muso, le focature non devono andare al di là della base del tartufo, assomigliando a una fascia che circonda da un lato all’altro la punta del muso, e che è nettamente delineata. Sulla gola e il petto, due grosse macchie nettamente delimitate. Macchie sulla parte interna degli arti posteriori e delle cosce, che si estendono fino alla parte anteriore del ginocchio e si allargano per raggiungere la faccia esterna degli arti posteriori dal garretto fino alle dita. Sugli anteriori, il color fuoco sale fino ai gomiti sul dietro e fino ai polsi o un po’ più in alto, sul davanti. Focature attorno all’ano. Una piccolissima macchia bianca è ammessa al petto.

Non è ammesso nessun altro colore.

TAGLIA

Altezza al garrese: Maschi 66 cm

Femmine 62 cm

Peso: Maschi 29,5 kg

Femmine 25,5 kg

DIFETTI: qualsiasi deviazione da quanto sopra deve essere considerato come difetto e la severità con cui verrà penalizzata deve essere proporzionata alla sua gravità e ai suoi effetti sulla salute e sul benessere del cane, e sulla sua capacità di svolgere il suo tradizionale lavoro.

DIFETTI ELIMINATORI

Cane aggressivo o eccessivamente timido

Qualsiasi cane che presenti evidenti anomalie d’ ordine fisico o comportamentale, deve essere squalificato

N.B. I maschi devono avere due testicoli apparentemente normali, completamente

discesi nello scroto.

La S.I.S.- Setter Gordon Club ed il Gruppo Cinofilo Virgiliano in collaborazione con il Setter Gordon Club Internazionale organizzano a Suzzara (MN) nei giorni 6-7 Ottobre 2018 il Campionato Europeo d’Autunno Setter Gordon, prove internazionali di caccia su selvaggina naturale C.A.C. – C.A.C.I.T- Zona Designata ENCI.  Per informazioni vedasi locandina   Ch.Eu Autunno -flyer v2.

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