PERCHE’ SETTER INGLESE:

Da bambino sono cresciuto con i Setter che mio padre usava a caccia, facevano parte della famiglia e della quotidianità. La loro intelligenza e il loro carattere veramente straordinario mi hanno conquistato da subito non potendone più fare a meno. Una razza che si adatta con estrema facilità ai diversi tipi di terreno e alle molteplici forme di caccia, cosa che ad oggi la fa essere la più usata dai cacciatori italiani. Per quello che mi riguarda gli aspetti che più mi affascinano di essa sono la sua Psiche, i suoi atteggiamenti  a contatto col selvatico e come ho già detto la sua facilità di adattamento.

RACCONTACI I TUOI ALBORI:

Nato nel 1986, con la caccia nel DNA. Infatti mio nonno andava a caccia e mio padre anche; proprio lui mi ha trasmesso questa grande passione, che ad oggi posso dire sia diventata uno stile di vita e per questo gliene sarò sempre grato. Ancora bambino appena mi fu possibile lo seguivo in qualche battuta non troppo impegnativa. Passavo le giornate a leggere libri e riviste e a guardare foto, giocando con i suoi setter. Per me non c’era sabato o domenica che avessero senso se non a caccia con lui e i suoi amici. A 18 anni arrivò la licenza di caccia e con essa il mio primo Setter di nome Geo, proveniente da una cucciolata di amici, grazie ai quali a quel tempo cercavo di imparare i primi segreti e trucchi dell’addestramento e della caccia alle beccacce. Geo fu un cane di grande temperamento e bravo cacciatore generico, specialista a quaglie, bravo a beccacce. Poi ci fu Sascha, una femmina di un fondo incredibile e al limite del gestibile, mi ha insegnato molto sulla caccia alla Beccaccia. Ma dentro di me c’era la voglia di avere qualcosa in più del bravo cane da carniere e la svolta ci fu quando conobbi Bartolomeo Cavaglià. Li mi si aprì un mondo, un altro modo di vedere e concepire il setter in montagna, un altro modo di andare in montagna! Ho visto di persona i suoi soggetti tra cui il mitico Lupin dello Zorino, e li non dormii per alcune notti! Da lui e dai figli ho imparato tantissimo sulla conduzione dei cani in montagna e posso dire che la sua amicizia è stata fondamentale per la mia crescita, e tutt’ora continuiamo a confrontarci. In quei tempi arrivò Linda una nipote del Lupin, femmina importante per qualità e grinta che mi fece capire cosa è IL SETTER! Con lei mi trasferii per lavoro dai Castelli Romani alla provincia di Como, dove subito conobbi Giada, la mia compagna di vita, fortunatamente anche lei appassionata di caccia e di setter, con la quale ho potuto continuare a coltivare la mia passione per questa razza. Lei mi ha dato poi l’input per fare il salto, cioè mettere la faccia in quello che si stava facendo con i Setter: infatti dal 2014 decidemmo di prendere insieme l’affisso (riconosciuto ENCI- FCI) “ delle Bianche Alpine”.

LA CACCIA E’ UNA COSTANTE DELLA TUA VITA: QUALE RELAZIONE CON LA CINOFILIA

Le mie origini sono di cacciatore generico ma diventato subito appassionato per la beccaccia, che mi ha stregato da subito. Poi ad un certo punto l’ho tradita per un amore più grande: la Coturnice! Nulla togliendo alle emozioni che si provano dietro un Setter nel bosco, ma  quello che mi trasmetteva vedere lavorare i cani in quegli ambienti e con quei selvatici per me non ha paragoni. Le montagne e i Cotorni Abruzzesi erano diventati la mia seconda patria. Adesso vivo e caccio nelle Alpi dove posso fortunatamente cacciare ancora la Tipica Alpina e qualche beccaccia. Non disdegno però qualche sortita all’estero. La voglia di praticare questi tipi di caccia con Setter che al rendimento unissero anche la tipicità che li contraddistingue mi ha sempre tormentato le notti, ed è per questo che decisi di iniziare a confrontarmi nelle prove specialistiche per vedere dove c’era da migliorare. La mia prima esperienza fu in una prova del trofeo Gramignani sul Monte Baldo nel 2012 con Irvin ( di proprietà di un amico e padre di Linda purtroppo prematuramente scomparso) aveva un anno e mezzo e fermò l’unica beccaccia della batteria, rincorse…ma la sua eccelsa qualità e il lavoro che aveva svolto lo portarono al CQN. Poi le prime prove del Saladini Pilastri a Cotorni in Abruzzo, per poi passare a quelle corse nell’arco Alpino! Ho avuto modo di conoscere personaggi che fino a qualche tempo prima erano per me esempi : Cavaglià, Cossali, Giorgi, Tartari, Bravaccini, Vacca e Petrucci con il quale è nata un importante amicizia e collaborazione, e tanti altri amici con cui ho passato veramente dei bei momenti. Per me ogni prova (anche adesso) a prescindere dal risultato era una lezione di vita, rubavo tanto con gli occhi. E ad oggi è ancora così, con molta umiltà guardare ed ascoltare tanto, tanta pratica e poche chiacchiere. Il test più importante per i nostri prodotti deve essere sempre la caccia, ma anche le prove hanno la loro importanza. Infatti quando lo ritengo opportuno ci tengo a valorizzare i miei soggetti nelle prove su tipica alpina e su beccacce, sempre per avere quel sano confronto tra concorrenti e giudici che è alla base della selezione zootecnica.

TROFEO SALADINI PILASTRI: QUALE HA LASCIATO IL SEGNO

Sicuramente il primo anno in cui ho partecipato, cioè il 2012. Tanta emozione, mi sentivo una formica tra i giganti; presentavo un Setter che porto ancora nel cuore, si chiamava Hogan dello Zeolo( figlio di Lupin dello Zorino x Caprice di Loro Piceno di proprietà del caro amico Fabrizio Orazi) con il quale andai a richiamo due giorni a Cotorni in Abruzzo (la sua specialità) e poi ad Imperia dove corsi il richiamo insieme al grande Piero Cossali ( purtroppo recentemente scomparso). Poi nel 2014 arrivò il primo risultato in prove di montagna di Linda al Foppolo. Nel 2016 arrivarono i primi risultati di Erica ( figlia di Linda e di Lupin dello Zorino). Ma l’edizione che non dimenticherò è quella del 2018 dove presentavo Erica e Chopin ( del fraterno amico Emidio Petrucci), tre risultati per Erica ( 3 Ecc, 2 Ecc, 2 Ecc 1Ris Cac) e tre risultati per Chopin (2 volte 1 Ecc Cac Cacit, 1 Ecc) e tutti e due convocati dall’esperto Giudice Edoardo Della Bella nella selezione italiana per il campionato europeo su selvaggina di montagna che si è corso in Val Bedretto. In quell’occasione è arrivato il risultato più importante per il nostro allevamento: il titolo di Vicecampionessa Europea su selvaggina di montagna per Erica, ottenuto con un bellissimo punto sotto gli occhi di tutti che le è valso il Cac di batteria; purtroppo il barrage non è andato nel verso giusto, ma per noi è già un grande sogno avverato. Il 2019 ha visto l’esordio del primo nostro soggetto con Affisso: Bramito Delle Bianche Alpine ( propr. Emidio Petrucci), figlio di Erica che a soli due anni si è classificato due volte 1 Ecc e 2 Ecc. Lui rappresenta la terza generazione di Setter da noi allevati.

I SOGGETTI PIU’ SIGNIFICATIVI:

Sicuramente Linda, la nostra capostipite, cacciatrice polivalente e ottima fattrice, nella sua carriera ha ottenuto più volte l’eccellenza sia in prove di montagna che in caccia pratica, dove ha ottenuto anche un 1 Ecc Cac; la nostra prima Riproduttrice Selezionata.

Erica, anche lei Riproduttrice Selezionata, che oltre al titolo di Vicecampionessa Europea su selvaggina di Montagna, da quest’anno è Ch It di Lavoro; specialista sui galli forcelli è un soggetto di grandissimo temperamento e fondo che a volte in prova può risultare un po’ esuberante, ma che a caccia poi ti fa la differenza.

Bramito Delle Bianche Alpine, da subito nelle mani sapienti dell’amico Petrucci ha dimostrato notevolissime doti naturali, e qualità di razza in tutte le sue manifestazioni; al suo esordio ha già fatto parlare di se meritando anche la convocazione da parte dell’esperto giudice Matteo Toniato nella selezione per il campionato europeo su selv. di montagna svoltosi in Grecia; peccato che per impegni inderogabili sia miei che del proprietario non abbia potuto partecipare, ma ha tutto il tempo di rifarsi.

Anche se non presentati in prova ma non meno importanti sono tutti quei nostri soggetti in mano ad amici che li testano severamente tutti i giorni a caccia; soprattutto le femmine che per poter diventare future nostre fattrici oltre ad essere lastrate alle anche ( cosa imprescindibile per noi!!!) devono dimostrare di essere cacciatrici avidissime ma con qualità di razza.

COME VALUTI L’EVOLUZIONE CHE LE PROVE DI MONTAGNA HANNO AVUTO NEGLI ANNI:

Sicuramente, basandomi anche sui racconti dei veterani ( non me ne vogliano ), qualcosa è cambiato sia nei modi che nei tempi, e purtroppo come in tutte le cose non sempre in meglio. E’ importante secondo me cercare di mantenere il più possibile quello che rende diverse queste prove da tutte le altre: ovvero lo spirito e l’essenza della montagna, degli uomini di montagna e dei cani di montagna. L’aumento del numero delle prove in un periodo così ristretto, ha secondo me portato il trofeo Saladini Pilastri ai limiti, partecipare a tutte le tappe è veramente un enorme sacrificio economico, fisico e mentale! Buona cosa l’introduzione della tecnologia con i beeper se ben usati, lasciare un punto a terra dopo tutte le fatiche sopraelencate è veramente un delitto .

QUALI RISCHI E QUALI VANTAGGI:

Se si parla delle prove di montagna non bisogna rischiare che per aumentare il numero di partecipanti si perda di qualità e della selezione che dell’ambiente;  un altro rischio da non correre è far passare la poesia subito a chi si affaccia a questi palcoscenici importanti, è giusta la gavetta dove con grandissima umiltà bisogna lavorare e rimboccarsi le maniche, ma io stesso ho apprezzato quando sia giudici che concorrenti mi davano qualche prezioso consiglio o qualche sacrosanta  tirata di orecchie. I vantaggi sono che in due mesi si va a formare come una grande famiglia che va a spostarsi di monte in monte, che come in tutte le migliori famiglie a volte ci si accapiglia ma che poi alla fine non si vede l’ora che arrivi il prossimo anno.