La Storia della razza del Setter Inglese.

Il Setter Inglese è una razza canina originaria dell’Inghilterra, affinata intorno al 1808 da Sir Edward Laverack (1798-1877) dopo un’accurata selezione. In seguito la razza venne conservata e ne venne promossa la diffusione ad opera di Sir. Purcell Llewellin e di William Humphrey.  Le sue antiche origini risalgono addirittura al 1500, periodo in cui il conte Leicester adoperò il Setter in battute di caccia. Successivamente, la sua particolare attitudine ad acquattarsi e strisciare in presenza della preda fu considerata una delle caratteristiche che interessarono Laverack a questa razza.

Laverack, rimasto orfano a 14 anni, venne adottato da uno zio, ricco industriale di Manchester, che morendo, quattro anni dopo, gli lasciò in eredità un ingente patrimonio. Il giovane decise di abbandonare la carriera industriale, per la quale non si sentiva affatto portato,e si trasferì in campagna cominciando ad allevare cani. Nel 1825 acquistò dal reverendo Harrison una coppia di setters (Ponto e Old Moll), cui si aggiunsero poi altri due soggetti. Questi quattro esemplari, però, si dimostrarono poco prolifici e, a causa della loro consanguineità, eccessivamente nervosi.

Purcell Llewellin, amico e collaboratore di Laverack, tentò di diminuire tali difetti mediante immissioni di incroci di setters provenienti da altri allevamenti (setter nero focati, setter irlandese). Nel 1865 cominciarono le field trials ed i setters iniziarono il loro galoppo verso il successo e la notorietà. Inizialmente però, in Italia, il setter Laverack venne osteggiato: era considerato troppo bello e armonioso; a quei tempi, infatti, il cane da caccia doveva essere -questa almeno era la concezione- robusto e basta.

L’estetica non aveva alcun significato, anzi, proprio come accadeva per il setter, diventava una condanna. Il primo esemplare italiano esordì a Milano in una mostra del 1881 e successivamente, nel 1920, comparve il primo allevamento di setter in Italia.

Standard morfologico di Cajelli

Posto nella classificazione scientifica – Cane appartenente al gruppo braccoide (secondo la classificazione di Pierre Mégnin). Razza rettilinea a pelo lungo (secondo la classificazione di Dechambre).

Posto nella classificazione utilitaria – Cane da caccia, da ferma.

Origine – inglese.

Caratteri generali precisanti la razza – La conformazione generale è quella di un mesomorfo leggero, il cui tronco sta nel rettangolo e con l’arto anteriore, da terra al gomito, più corto dell’altezza dal gomito al garrese.

Il bel setter inglese attuale deve essere cane che unisca la potenza, senza pesantezza, all’eleganza delle forme; il suo aspetto deve denotare l’attitudine al lavoro; grande facilità di movimenti, muscoli lunghi, buona ossatura, ma non troppo forte diametri trasversali non molto pronunciati. Non si raccomanderà mai abbastanza d’i scartare quei setters inglesi mastodontici, con pelle abbondante, linfatici, con testa grande che oltre a non essere nel tipo, saranno lenti e poco resistenti.

Gli assi longitudinali superiori cranio-facciali paralleli; depressione naso-frontale accentuata; occhi espressivi con sguardo dolce; labbra molto sobrie, non flaccide, orecchio attaccato in basso. Pelo setaceo, stirato. E armonico rispetto al formato (eterometria) e rispetto ai profili (alloidismo).

Testa – Dolicocefala: la sua lunghezza totale è di 4/10 dell’altezza al garrese.
La lunghezza del cranio è uguale alla lunghezza del muso e la metà della lunghezza totale della testa si trova sulla linea orizzontale che congiunge i due angoli interni degli occhi.
L’indice cefalico totale non deve oltrepassare il numero 45, cioè la larghezza bizigomatica del cranio deve essere inferiore alla metà della lunghezza totale della testa. Le direzioni degli assi longitudinali superiori del cranio e del muso sono fra di loro paralleli.
Lunga, asciutta, leggera senza esagerazione, il salto naso frontale marcato, le labbra decisamente disegnate nella loro parte anteriore devono terminare alle mascelle non flaccide e pendenti.
Laverack nel suo libro afferma che la testa pesante, grande, indica pigrizia e indolenza.

Tartufo – II tartufo sarà grosso, largo, umido, fresco e brillante, nero o marrone scuro: il pigmento marrone si riscontra in genere nei bianco-arancio e nei liver. E tollerato il pigmento color carnicino.
Deve essere sulla stessa linea della canna nasale e, visto di profilo, la sua faccia anteriore si trova sul medesimo piano verticale anteriore delle labbra. Narici aperte e mobili e le ali nasali sottili.

Canna nasale – Diritta, lunga, larga; misurata a metà della sua lunghezza, la sua larghezza è il 40% della lunghezza della canna nasale stessa. Per la sua lunghezza e direzione in rapporto con l’asse del cranio vedi la descrizione della testa.

Labbra e muso – Le labbra devono essere sviluppate solamente da coprire ai lati la mandibola, dunque labbra molto morbide, non flaccide e pendenti, il profilo antero-inferiore-laterale del muso presenta il disegno di un semicerchio a corda poco chiusa, perciò nel setter inglese il profilo inferiore del muso è ancora dato dalle labbra, mentre non lo è nell’ irlandese. La plica della commessura labiale, dato l’esiguo sviluppo delle labbra, benché visibile, è poco accentuata.
La lunghezza del muso corrisponde alla lunghezza della canna nasale e le sue facce laterali sono fra di loro parallele; la faccia anteriore si presenta piatta e cioè quadra.
La lunghezza del muso deve raggiungere la metà della lunghezza totale della testa.
Le direzioni degli assi longitudinali superiori del cranio e del muso sono fra di loro parallele.
La regione sottorbitale deve presentare delle salienze e rilievi, il tessuto cellulare sottocutaneo e i muscoli poco sviluppati, la pelle sottile: deve essere cioè ben cesellata.

Mascelle – Di uguale lunghezza, con le branche della mandibola tendenti alla linea retta in tutta la loro lunghezza con arcate dentarie combaciantesi perfettamente (aforbice).
Denti sani, completi per sviluppo e numero.

Depressione naso frontale – Accentuata ma non brusca.

Cranio – La lunghezza del cranio è uguale alla lunghezza del muso. L’indice cefalico totale non deve oltrepassare il numero 45, cioè la lunghezza bizigomatica del cranio deve essere inferiore alla metà della lunghezza totale della testa. La calotta del cranio, vista di profilo, deve essere leggermente convessa, la parte posteriore deve essere ovale, sensibile la cresta occipitale. Il cranio meno largo fra le orecchie in confronto di quello del setter gordon, meno rotondo nella parte posteriore inconfronto di quello del pointer, forma nel suo insieme un ovale più allungato.
Le pareti laterali sono ovunque piatte. I seni frontali non molto sviluppati. Sutura metopica marcata.

Orecchio – Le orecchie devono essere attaccate in basso e cioè a livello dell’arcata zigomatica o meglio sotto e indietro, cioè fra l’attaccatura della testa al collo. Di lunghezza moderata, non devono mai raggiungere i 2/3 della lunghezza totale della testa.
In stazione normale e con la testa in posizione orizzontale la punta sorpassa di circa tre centimetri la linea inferiore della gola. Devono pendere senza scostarsi dalle guance e non mettere in mostra la loro faccia interna. Non devono essere larghe, cioè non devono essere spiegate in tutta la loro larghezza come nel Pointer: l’orecchio del setter inglese forma una piega su se stesso in senso longitudinale (cioè, secondo la lunghezza de l’ orecchio) e questa piega è permessa appunto dalla pelle sottile e morbida e dalla cartilagine sottile e fine. Le frange fini e setacee che coprono la faccia esterna del padiglione, devono diminuire m lunghezza nella parte inferiore in modo che la estremità del padiglione, che conprende lo spazio di due o tre centimetri al massimo, deve essere coperta di pelo raso e vellutato.
L’apice del padiglione deve terminare in una punta leggermente arrotondata.

Occhi – Devono essere grandi, brillanti, dolci, espressivi, denotanti intelligenza in posizione semi-laterale, di color nocciola scuro il più possibile; tuttavia il colore può essere un po’ meno scuro nei setters bianchi, bianchi-arancio. L’arcata sopraccigliare deve essere nettamente separata dalla fronte. Le palpebre non devono lasciar scorgere la congiuntiva, essere cioè ben aderenti al bulbo oculare e la pigmentazione del loro margine o marrone o nera.

Collo – II collo è uguale alla lunghezza della testa: deve raggiungere i 4/10 dell’altezza al garrese. La sua circonferenza, a metà della sua lunghezza, in un setter di cm 60 al garrese, deve essere di cm 40. Deve essere ben muscoloso, quantunque magro leggermente arcuato nella sua parte mediana superiore; la sua congiunzione con la testa nettamente marcata, in modo da lasciare ben libera la parte posteriore del cranio.
Il collo deve allargarsi con armonia ed i muscoli aumentare d’importanza nel punto di congiunzione con la spalla, ma senza pesantezza e conservando sempre eleganza esso deve essere esente da giogaia e le frange, formando un leggero collare al margine inferiore, devono spiccare nettamente.

Corpo – La lunghezza del tronco misurata dalla punta della spalla (articolazione scapolo-omerale) alla punta della natica (punta posteriore dell’ischio) deve superare I altezza al garrese. La maggiore lunghezza del tronco non deve superare 1/20 Dell’ altezza al garrese o al massimo 1/18. Il tronco del setter inglese deve restare in un rettangolo.

Petto – Ben aperto e largo con muscoli pettorali ben sviluppati. La sua larghezza è in proporzione diretta di quella del costato, e deve essere del 25% dell’altezza al garrese misurata fra i margini supero-anteriori delle braccia. Il manubrio è situato al livello della punta delle spalle.

Torace – Deve scendere sino al gomito, e meglio se lo sorpassa di circa due centimetri profondo con coste lunghe e ben convesse e gli archi costali aperti. Le ultime false coste ben avvicinate al margine anteriore delle cosce. Ben convesse a metà della sua altezza.
Il suo diametro trasversale che è più sviluppato a metà dell’altezza del costato  va gradatamente diminuendo verso lo sterno, senza formare però carena.
La regione sternale lunga, deve rimontare dolcemente verso l’addome. La circonferenza del costato deve essere di 1/4 superiore dell’altezza al garrese e il suo diametro trasversale del 39% dell’altezza stessa.
In un setter inglese di cm 60 al garrese il costato dovrebbe fornire le seguenti misure perimetro misurato dietro il gomito cm 74 – agli archi costali cm 64 – profondità cm 33 – altezza cm 31,5 – diametro trasversale cm 19.

Dorso – Garrese elevato sulla linea del dorso e stretto per il ravvicinamento delle punte delle scapole fra di loro. Il profilo del dorso è retto. La lunghezza del dorso deve essere in rapporto alla profondità del torace (o lunghezza): ad ogni vertebra dorsale corrisponde una costa.

Lombo o rene – Ben fornito di muscoli in larghezza. Ben fuso con la linea del dorso e ben arcuato visto di profilo.
La sua lunghezza è un po’ meno del quinto dell’altezza al garrese e la larghezza si avvicina alla lunghezza.

Ventre e fianchi – II ventre deve rimontare leggermente, ma non troppo: non dev’ essere levretté. I fianchi sono lunghi quasi come i lombi e poco incavati.

Groppa – Larga, muscolosa, orizzontale (con inclinazione di circa 10° sull’orizzontale) La sua lunghezza è di circa 1/3 dell’altezza al garrese e la larghezza di 1/7 dell’altezza al garrese.

Coda – È inserita alta, grossa e robusta alla radice, va diminuendo di grossezza fino alla punta. La sua lunghezza deve superare di circa tre centimetri l’altezza dell’arto anteriore al gomito.
È portata piuttosto bassa che alta, senza deviazione laterale, leggermente incurvata a forma di falce rovesciata.
Le frange non devono cominciare dalla radice della coda, ma solamente due o tre centimetri più in basso e aumentano gradatamente di lunghezza sino alla metà della sua lunghezza per diminuire gradualmente fino alla fine della coda, da assumere la forma di un triangolo isoscele. Le sete devono cadere in frange diritte o leggermente ondulate, non folte, mai increspate o arricciate.

Organi sessuali – I due testicoli devono essere di corretto e di uguale sviluppo, contenuti nella loro sede naturale, nello scroto.

Arti anteriori

Appiombi normali visti di profilo – 1) La verticale abbassata dall’articolazione scapolo-omerale (punta della spalla o del braccio) deve cadere a terra toccando la punta delle dita.
2) La verticale abbassata dell’articolazione omero-radiale deve dividere in due parti quasi uguali (la maggiore è quella anteriore) l’avambraccio, il carpo, uscendo fuori posteriormente a livello della metà della lunghezza del metacarpo.

Appiombi normali visti di fronte – La verticale abbassata dall’articolazione scapolo-omerale (punta della spalla o del braccio) deve dividere in due parti quasi uguali l’avambraccio, il carpo, il metacarpo e il piede.
La lunghezza dell’arto anteriore da terra al gomito è inferiore alla lunghezza misurata dal gomito al garrese. Questa lunghezza ridotta dell’arto misurata da terra al gomito è data dalla brevità dell’avambraccio, che negli altri setter è più lungo del braccio.
Questa peculiarità del setter inglese ha dato origine alla felice espressione «le setter anglais est près de terre», e questa conformazione è appunto quella che favorisce il gattonamento.

Spalla – Lunga 1/4 (meglio se più lunga) dell’altezza al garrese, inclinata di 45°-55° sull’orizzontale, con muscoli ben sviluppati e libera nei movimenti. Le punte delle scapole, nel cane in stazione normale e a collo eretto devono essere molto avvicinate fra di loro (non più distanti di un centimetro e mezzo).

Braccio – Come la spalla fornito di muscoli molto sviluppati e di forte ossatura. Ha un’inclinazione di circa 65° sull’orizzontale e la lunghezza (superiore a quella dell’avambraccio) è circa il 33% dell’altezza al garrese. La sua direzione è quasi parallela al terreno.

Avambraccio – Di forte ossatura, presenta una linea verticale; la sua sezione è ovale differenza degli altri setter la sua lunghezza è inferiore a quella del braccio. In un setter inglese di cm 60 al garrese l’altezza dell’arto anteriore al gomito è di cm 28,50.
Con un’altezza inferiore a questa misura si avrebbe un arto troppo corto e il cane sarebbe esageratamente «près de terre» a danno dell’estetica, dell’andatura e della velocità. I gomiti devono trovarsi in un piano parallelo al piano mediano del corpo: ne troppo serrati alla parete del costato (detti gomiti chiusi), ne deviati all’infuori (gomiti aperti).
La punta del gomito deve trovarsi alquanto avanti alla perpendicolare calata dall’angolo caudale (punta posteriore) della scapola.

Carpo – Sulla linea verticale visto di fronte, mobile e asciutto con l’osso pisiforme ben sporgente.

Metacarpo – Piatto dall’avanti all’indietro segue la linea verticale dell’avambraccio visto di fronte: visto di profilo deve essere steso in modo che la verticale abbassata dall’articolazione omero-radiale deve dividere in due parti uguali l’avambraccio e il carpo e uscire fuori a metà della lunghezza del metacarpo. La sua lunghezza è un po’ superiore di 1/6 dell’altezza di tutto l’arto al gomito.

Piede – Di forma ovale (piede di lepre) con dita ben vicine fra loro e arcuate, ricoperte di pelo abbastanza lungo anche fra le dita. Suole dure e unghie ricurve forti e pigmentale.

Arti posteriori

Appiombi normali visti di profilo – La verticale abbassata dalla punta della natica deve toccare la punta delle dita, dovendo il metatarso essere sempre in posizione verticale.

Appiombi normali visti posteriormente – La verticale abbassata dalla punta della natica deve dividere in due parti uguali la punta del garretto, metatarso e il piede.

Coscia – Larga, lunga e muscolosa con margine posteriore convesso.
La sua direzione è obliqua dall’alto in basso e dall’indietro in avanti (75°) e, rispetto alla verticale, parallela al piano mediano del corpo. La sua lunghezza non deve essere inferiore al terzo dell’altezza al garrese e la faccia esterna deve raggiungere i 3/4 della sua lunghezza.piano mediano del corpo.

Gamba – Con forte ossatura, ben fornita di muscoli, con scanalatura gambale ben marcata. La sua lunghezza è di poco inferiore a quella della coscia e la sua inclinazione è di circa 38° sull’orizzontale.

Garretto – Le sue facce devono essere molto larghe e il suo angolo anteriore, data l’inclinazione accentuata della tibia, chiuso. La distanza dalla punta del garretto a terra deve essere di circa il 27% dell’altezza al garrese.
La linea posteriore che dalla punta del garretto scende a terra, deve trovarsi sulla verticale abbassata dalla punta dell’ischio.

Metatarso – II metatarso deve trovarsi sempre in posizione verticale e la sua lunghezza è di circa, in un setter di cm 60 al garrese, cm 16,50. Robusto, asciutto, privo di speroni, visto di profilo deve trovarsi indietro della verticale abbassata dalla punta della natica, un po’ più della misura di un piede.

Piede – Con tutti i requisiti dell’anteriore e un po’ meno ovale.

Pelo – Fine, stirato, mantiene in tutta la sua lunghezza, che è di circa 5-6 cm, una linea diritta senza alcuna deviazione del suo asse. E di tessitura setacea. È raso sulla testa, ad eccezione della faccia esterna del padiglione delle orecchie (parte superiore, sul margine anteriore) e sulle facce laterali dell’avambraccio, del tarso e del metatarso.
Forma frange non folte al margine inferiore del collo, alla regione sternale, al margine posteriore degli arti, alle natiche e alla coda.
I piedi sono ben guarniti di pelo, specialmente fra le dita.
Sottopelo abbondante solo nella stagione invernale.

Manto – II colore del mantello del setter inglese è molto variabile: bianco e nero tendente al blu (blu-belton); bianco e arancio (lemon belton); bianco e marrone (liver-belton); tricolore (bianco a macchie nere e focature); questi manti son da preferirsi.
I mantelli interamente bianchi, fegato, arancio, neri e neri focati non sono ricercati.
Le moschettature possono essere più o meno numerose e le macchie più o meno grandi.
Il colore del mantello da preferire è quello a fondo bianco.

Pelle – Sottile, con limitato connettivo sottocutaneo e perciò ben aderente al corpo, in ogni regione, non deve formare giogaia al collo e la testa non deve presentare assolutamente rughe.
Le mucose e le sclerose nere o marrone e così pure le unghie e le suole dei cuscinetti digitali e plantari.

Altezza al garrese – Nei maschi da 56 a 62 cm; nelle femmine da 54 a 60 cm. Peso – Da 20 a 30 kg.

Andatura – In caccia a grande galoppo.
L’altezza al garrese ideale del setter inglese veloce, non deve superare i 60 cm.

Difetti di tipo e costruzione

Testa – Corta, grossa, con pelle non aderente alle parti sottostanti: assi cranio-facciali superiori divergenti o convergenti (se accentuati squalifica).

Tartufo – Rialzato sulla linea della canna nasale; piccolo, con tracce di depigmentazione (se totale squalifica) sporgente sulla linea verticale della faccia anteriore del muso, narici non ben aperte.

Canna nasale – Corta, stretta, linee laterali convergenti fra di loro; montonina, concava (difetto grave).

Labbra e muso – Troppo sviluppate, flaccide; troppo poco sviluppate da permettere che il profilo del muso sia dato dalla mandibola e non dal labbro; depigmentazione del margine labiale; taglio del profilo del labbro sfuggente; plica della commessura troppo accentuata o non visibile; convergenza in avanti delle pareti laterali del muso cioè muso a punta, e di conseguenza non piatta la faccia anteriore del muso. Assenza, o deficienza di cesello. Muso corto. Congiunzione delle labbra superiori a forma di V rovesciata.

Mascelle – Denti non regolarmente allineati o deficienti in numero, branche della mandibola troppo ricurve; erosione dei denti in senso orizzontale o peggio trasversale; prognatismo (difetto leggero) se non deturpa l’aspetto esteriore del muso- enognatismo, se per deficienza di lunghezza delle branche della mandibola (squalifica) se per deviata direzione dei denti (difetto leggero).

Cranio – Corto, piccolo, rotondo, massiccio. Troppo stretto ai parietali; largo ai lati cioè a livello delle arcate zigomatiche; non convesso visto di profilo, piatto superiormente, masseteri troppo sviluppati; assenza di cresta occipitale; non marcata la sutura metopica, depressione naso-frontale troppo accentuata e brusca come nel pointer. Rughe.

Occhio – Piccolo o troppo prominente; iride chiara, gazzuolo (squalifica: ogiva a mandorla; ectropio; entropio; occhi troppo avvicinati; sguardo indiretto, sospettoso, depigmentazione palpebrale parziale; totale (difetto gravissimo), se totale bilaterale (squalifica). Strabismo (se bilaterale: squalifica).

Orecchio – Spesso, corto o troppo lungo; inserzione troppo larga o in alto; largo; punta del padiglione coperta di pelo lungo e non raso.

Collo – Esile, corto, massiccio, non arcuato, non netto il distacco dalla nuca, giogaia; mancante di collare al margine inferiore.

Spalla – Corta, dritta, con muscoli poco sviluppati; legati nei movimenti; punte delle scapole divaricate.

Braccio – Corto; troppo obliquo o troppo diritto; ossatura gracile

Avambraccio – Ossatura esile, spongiosa; osso rotondo; lungo; deviazione dalla retta verticale; gomito divergente o convergente.

Carpo – Evidente ipertrofia delle ossa carpiane, spongioso, piccolo; osso pisiforme poco evidente, rampinismo.

Metacarpo – Corti, troppo lunghi, troppo stesi o diritti; esili; devianti dall’appiombo.

Piede – Largo, lungo; a dita divaricate; piatto, schiacciato, rotondo, suole a tessuto sottile; deficienza di pigmento nelle unghie e nelle suole; portato in fuori o in dentro.
Se piatto, schiacciato (difetto grave).

Corpo – II diametro longitudinale all’altezza al garrese o oltrepassante 1/18 dell’altezza al garrese. L’altezza dal gomito alla sommità del garrese inferiore o uguale all’altezza del gomito a terra.

Petto – Stretto, troppo largo, poco disceso, muscoli deficienti di sviluppo, manubrio dello sterno situato troppo in alto.

Costato – Deficiente di altezza, di profondità e di perimetro stretto, carenato, troppo largo, regione sternale corta; appendice xifoide ricurva in dentro; archi costali poco aperti.

Coste – Non cerchiate; false coste corte e non aperte; spazi intercostali limitati.

Dorso – Corto, insellato, cifotico; garrese basso.

Lombi – Lunghi, piatti, stretti.

Ventre e fianchi – Ventre troppo retratto o niente retratto; fianchi molto incavati e lunghi.

Organi sessuali – Monorchidismo (squalifica) criptorchidismo (squalifica) non contenuti nello scroto, non sufficientemente sviluppati o di non uguale sviluppo.

Groppa – Corta; deficiente di sviluppo muscolare; stretta; portata divaricata alla regione della grassella; troppo diritta o troppo obliqua.

Gamba – Di ossatura esile; poco evidente la scanalatura gambale; corta, troppo poco o troppo inclinata.

Garretto – Alto, stretto; angolo del garretto troppo aperto o troppo chiuso, fuoriappiombo.

Metatarso – Lungo, esile, fuori appiombo, inclinato in avanti (sotto di sé posteriormente); sperone (squalifica).

Piede – Come per l’anteriore.

Coda – Anurismo (squalifica); brachiurismo tanto congenito che acquisito (squalifica); troppo lunga o troppo corta, inserita in basso; portamento verticale; portata a tromba sul dorso (squalifica); frangia che ha inizio subito alla base della coda; non a forma di triangolo isoscele; pelo che fascia la coda invece di formare frangia.

Manto – Nero zaino; nero focato.

Pelo – Morbido, ondulato, corto, troppo folto; non stirato; fioccoso o ricciuto (squalifica).

Pelle – Spessa; abbondante; rughe sulla testa; tracce di depigmentazione al tartufo e ai margini palpebrali; depigmentazione totale bilaterale dei margini palpebrali e totale del tartufo (squalifica).

Altezza al garrese – Deficiente o esagerata.

Andatura – Ambio e trotto continuato nel lavoro.

Insieme – Pesante, comune, grossolano, non denotante massima velocità e scioltezza nei movimenti.

Riassunto dei difetti che portano alla squalifica

Testa – Divergenza o convergenza accentuata.

Tartufo – Depigmentazione totale.

Canna nasale – Molto montonina o concava.

Occhio – Depigmentazione totale bilaterale delle palpebre; strabismo bilaterale.

Mascelle – Enognatismo; prognatismo accentuato.

Arti – Speroni.

Coda – Anurismo, brachiurismo sia congeniti che artificiali; portata a tromba sul dorso.

Altezza al garrese – Oltre i 64 cm al garrese e meno di due cm del minimo dell’altezza voluta.

Andatura – Cerca continua al trotto nelle prove sul terreno.
Ad ogni modo in un giudizio in esposizione, quando una data regione somatica, concernente essenzialmente la tipicità, è notata zero, il soggetto in esame non potrà essere preso in considerazione (squalifica), anche quando le sue altre regioni somatiche siano eccellenti.

Organi sessuali – Criptorchidismo o monorchidismo.

Coda – Anurismo (squalifica); brachiurismo tanto congenito che acquisito (squalifica); troppo lunga o troppo corta, inserita in basso; portamento verticale; portata a tromba sul dorso (squalifica); frangia che ha inizio subito alla base della coda; non a forma di triangolo isoscele; pelo che fascia la coda invece di formare frangia.

Manto – Nero zaino; nero focato.

Pelo – Morbido, ondulato, corto, troppo folto; non stirato; fioccoso o ricciuto (squalifica).

Pelle – Spessa; abbondante; rughe sulla testa; tracce di depigmentazione al tartufo e ai margini palpebrali; depigmentazione totale bilaterale dei margini palpebrali e totale del tartufo (squalifica).

Altezza al garrese – Deficiente o esagerata.

Andatura – Ambio e trotto continuato nel lavoro.

Insieme – Pesante, comune, grossolano, non denotante massima velocità e scioltezza nei movimenti.

Andatura – Cerca continua al trotto nelle prove sul terreno.
Ad ogni modo in un giudizio in esposizione, quando una data regione somatica, concernente essenzialmente la tipicità, è notata zero, il soggetto in esame non potrà essere preso in considerazione (squalifica), anche quando le sue altre regioni somatiche siano eccellenti.

Altezza al garrese – Oltre i 64 cm al garrese e meno di due cm del minimo dell’altezza

Scala dei punti

Conformazione generale 30
Cranio e muso 20
Occhio e palpebre 10
Orecchie 5
Spalla 10
Costato 10
Reni e groppa 15
Arti e piedi 20
Coda 15
Pelo e colore del manto 15

  

Totale punti 150
Qualifiche
Eccellente – punteggio non inferiore a punti 140
Molto buono 130
Buono 120
Abbastanza buono 110

Standard Morfologico F.C.I

FCI Standard N° 2 / 07.09.1998

ENGLISH SETTER

ORIGINE: Gran Bretagna

DATA DI PUBBLICAZIONE DELLO STANDARD ORIGINALE IN VIGORE: 24.06.1987.

UTILIZZAZIONE: Cane da ferma

CLASSIFICAZIONE F.C.I. :

  • Gruppo 7 – Cani da ferma
  • Sezione 2.2 – Cani da ferma britannici e irlandesi; Setter

Con prova di lavoro

ASPETTO GENERALE: Di media taglia, puro nelle linee, elegante nell’aspetto e nel movimento.

COMPORTAMENTO/TEMPERAMENTO: Molto attivo, con acuto senso della caccia. Molto amichevole e di buon temperamento.

TESTA: portata alta, lunga e ragionevolmente asciutta

REGIONE DEL CRANIO:

Cranio: ovale da un orecchio all’altro, mostrando così una grande capienza cefalica. L’occipite è ben marcato Stop: ben definito.

REGIONE DEL MUSO:

Tartufo: nero o fegato, a seconda del colore del mantello. Narici ampie.

Muso: moderatamente profondo e piuttosto quadrato; la sua lunghezza, dallo stop all’estremità del tartufo, deve essere uguale a quella del cranio, dall’occipite agli occhi.

Labbra: non troppo pendule.

Mascelle / Denti: le mascelle, di una lunghezza quasi uguale, sono forti e presentano una chiusura regolare e completa a forbice; cioè gli incisivi superiori ricoprono gli inferiori a stretto contatto; sono impiantati perpendicolarmente alle mascelle.

E’auspicabile una dentatura completa.

Occhi: brillanti, dolci ed espressivi. Il colore va dal nocciola al marrone scuro; più gli occhi sono scuri, meglio è. L’occhio più chiaro è accettabile solo nei “liver belton” ( marrone e bianco). L’occhio è di forma ovale e non è sporgente.

Orecchie: di media lunghezza, attaccati bassi, cadono contro le guance con pieghe ben delineate. L’estremità è vellutata; la parte superiore è fornita di un pelo fine e serico.

COLLO: è abbastanza lungo, muscoloso e asciutto, leggermente arcuato superiormente e nettamente delineato nella sua congiunzione alla testa. Verso la spalla è più largo e molto muscoloso. Non ha mai giogaia né pelle rilassata alla gola, ma ha un aspetto elegante

CORPO: di lunghezza moderata.

Dorso: corto e orizzontale.

Rene: largo, leggermente arcuato, forte e muscoloso.

Torace: ben disceso nella regione sternale; buona profondità e larghezza fra le scapole. Le costole sono rotonde, ampiamente cerchiate e le ultime costole si estendono bene indietro; cioè il cane ha una buona profondità di torace.

Coda: l’attacco della coda è quasi a livello del dorso. Di media lunghezza, tale da non sorpassare il garretto, non è né a cavatappi né nodosa. E leggermente incurvata o a scimitarra, ma senza tendenza a incurvarsi verso l’alto. Le lunghe frange della parte inferiore (bandiera) partono generalmente un po’ più in basso dell’attacco della coda, e aumentano in lunghezza fino a metà coda e poi, gradatamente, diminuiscono verso l’estremità. I peli sono lunghi, brillanti, morbidi e serici, ondulati ma non arricciati. La coda è attiva e si muove come una frusta in azione; è portata in modo da non superare il livello del dorso.

ARTI

ANTERIORI:

Spalle: ben disposte obliquamente all’indietro.

Gomiti: ben discesi contro il corpo.

Avambraccio: diritto e molto muscoloso con ossatura arrotondata.

Metacarpo: corto, forte, rotondo e diritto.

POSTERIORI: gli arti posteriori sono molto muscolosi, compreso le gambe; sono lunghi dal bacino al garretto.

Coscia: lunga.

Ginocchio: ben angolato.

Garretto: non inclinato in fuori né in dentro; è ben disceso.

Piedi: provvisti di buoni cuscinetti, saldi, con dita ben arcuate e chiuse, protette dal pelo che cresce negli spazi interdigitali.

ANDATURA: Decisa e armoniosa, che suggerisce velocità e resistenza. I garretti si muovono liberamente, rivelando la potente spinta data dal posteriore. Visti da dietro, l’anca, il ginocchio e i garretti sono sulla stessa linea. La testa è naturalmente alta.

MANTELLO

Pelo: il pelo, a partire dalla regione posteriore della testa a livello degli orecchi, è leggermente ondulato ma non arricciato, lungo e serico, ciò che è caratteristico del setter. Le culotte e gli arti anteriori quasi fino ai piedi sono ben ricchi di frange.

Colore: bianco e nero (blue belton), bianco e arancio (orange belton), bianco e limone (lemon belton), bianco e fegato (liver belton) o tricolore, cioè blue belton focato, o lilver belton focato, questi senza pesanti chiazze di colore sul corpo; vengono preferiti screziati (belton) su tutto il corpo.

TAGLIA

Altezza al garrese:

  • Maschi 65 a 68 cm
  • Femmine 61 a 65 cm

NOTA DELLA COMMISSIONE DEGLI STANDARDS

“Belton” è il termine speciale impiegato per descrivere la moschettatura caratteristica del mantello del Setter Inglese. Belton è un villaggio del Northunberland. Questo termine è stato creato e diffuso dal libro sul Setter Inglese scritto da Mr. Edward Lavarack, l’allevatore che ha esercitato una predominante influenza sull’aspetto attuale della razza.

DIFETTI: qualsiasi deviazione da quanto sopra deve essere considerato come difetto e la severità con cui verrà penalizzata deve essere proporzionata alla sua gravità e ai suoi effetti sulla salute e sul benessere del cane.

Cani che presentano evidenti anomalie d’ ordine fisico o comportamentale, devono essere squalificati

N.B. I maschi devono avere due testicoli apparentemente normali, completamente discesi nello scroto.

Commento allo standard

Confrontando lo standard del setter inglese redatto dal Kennel Club Inglese ed approvato dalla Federazione Internazionale della Caccia (F.C.I.) con quello italiano redatto dal Dott. Solaro e, successivamente completato dall’altro grande cinotecnico, il Dott. Fabio Cajelli, emerge chiaramente come solo quest’ultimo sia meritevole di essere definito “standard di razza”, per la completezza e la precisione tecnica delle descrizioni delle varie regioni del corpo. Infatti solo una accurata descrizione generale e particolare, le misure rapportate all’altezza del garrese, la precisa indicazione delle angolazioni degli arti rispetto alla linea orizzontale, danno la vera e corretta indicazione di come deve essere un setter inglese. Nello standard italiano di Cajelli non c’è niente di approssimativo, ma tutto è definito con la massima precisione al punto che oggi, nell’era del computer,  sarebbe possibile costruire il SETTER VIRTUALE. L’unico debito che si potrebbe fare a questo standard è quello di essere limitato alla morfologia e di tralasciare la descrizione dello standard di lavoro (omissis). Si dice solo che svolge il suo lavoro a galoppo veloce. Un compito che noi – Società Italiana Setters – ci siamo dati è quello di precisare e pubblicare di seguito, insieme allo standard morfologico, anche quello di lavoro, con lo scopo di mettere anche in evidenza le differenze tra le quattro razze. Riguardo allo standard ufficiale, redatto dal Kennel Club Britannico, direi che si limita ad essere una succinta descrizione della razza, tale da darne un idea molto vaga. Manca una descrizione particolareggiata delle principali regioni del corpo e delle misure,  salvo quella dell’altezza al garrese. Non è indicata l’inclinazione degli arti, ma, cosa ancora peggiore, non si fa alcun cenno a quelle che sono le caratteristiche principali del setter inglese:

  1. la lunghezza del tronco, misurato dalla punta della spalla a quella della natica, deve essere superiore all’altezza misurata al garrese.
  2. La distanza da terra al gomito (punta dell’olecrano) deve essere inferiore a quella del gomito al garrese.
  3. Gli assi cranio-facciali longitudinali superiori della testa devono essere paralleli

E’ doveroso rilevare, inoltre, che il testo dello standard ufficiale, redatto dal Kennel Club Britannico, differisce da quello adottato dalla F.C.I. nella parte introduttiva in cui nel primo si precisa che i soggetti che svolgono la funzione venatoria possono avere una struttura proporzionalmente più leggera (“The working English Setter may be proportionally lighter in build.”), come ad ammettere che le dimensioni citate (unico parametro certo indicato al contrario di quanto previsto nello Standard di CajellI) siano incompatibili con l’uso per il quale la razza è stata creata: la caccia.

Fra i difetti gravi che portano alla squalifica di un soggetto non sono indicati né il brachiurismo né l’aneurismo, né il monorchidismo o il criptorchidismo, neppure la depigmentazione delle mucose del tartufo e delle palpebre. Se completo uno standard che non identifichi bene le caratteristiche della razza e non indichi i difetti più gravi, non può costituire una guida sicura per gli allevatori e per i giudici. Sulla base di queste considerazioni noi della S.I.S. prendiamo a riferimento, e consigliamo, lo standard di Cajelli. Anche Leverack ha fatto una descrizione da lui stesso definita “priva di termini tecnici” e alla portata di tutti, quindi senza pretesa di essere uno standard. L’unico punto che precisa la caratteristica principale della razza è quando scrive che il setter inglese ha le gambe molto corte (pres de terre), ma non precisa poi che deve essere più lungo che alto; la proporzione dei segmenti ossei degli arti anteriori viene descritta nella versione F.C.I. con la definizione “gomito basso”. Si deve comunque considerare che all’epoca di Leverack non erano ancora state stabilite le precise norme internazionali che regolamentano la stesura degli standard delle razze canine. Nella stessa Inghilterra non si faceva distinzione fra le varie razze setters, tanto è vero che Lewellin si servì di Setter Gordon prima e di Setter Irlandesi poi per immettere nuove correnti di sangue nei setter inglesi. Incrociando due razze che stanno nel quadrato con una che sta nel rettangolo, è evidente che si teneva in scarso conto la principale caratteristica del Setter Inglese. Forse è questo il motivo per cui lo standard ufficiale inglese non fa alcun cenno a questa caratteristica. Il setter, dai tempi di Leverack e Lewellin ad oggi, si è evoluto notevolmente, ed ha raggiunto livelli di selezione altissimi, esprimendo le caratteristiche di razza al massimo grado. Per mantenere gli eccellenti risultati è indispensabile avere tecniche di allevamento che non siano affidate esclusivamente all’empirismo e alla sola fantasia dell’allevatore, ma piuttosto ad una guida chiara, precisa ed efficace che si può trovare solo nello standard del dott. Fabio Cajelli

Caratteristiche di lavoro

L’andatura è di galoppo spigliato, elegantissimo e rapido ma non impetuoso, così che paragonandola a quella del pointer, è di velocità un po’ inferiore. A parità di lunghezza del tronco, si svolge secondo una linea più presso terra (rasente) e asseconda di più anche lievi ondulazioni del terreno, di modo che risulta più «pieghevole». E ciò è in relazione alla struttura prevista dallo standard (corrispondente alla psiche) che lo rende atto ad un diverso movimento degli arti. L’omero del pointer, più corto per rispetto al radio, diminuisce le possibilità angolari e forse la distanza di appoggio degli arti anteriori. Il posteriore poi è costruito per la sgroppata potente ed i due arti posteriori danno la spinta propulsiva in due tempi sì, ma più serrati, e si protendono maggiormente indietro. Nel setter inglese, invece, i tempi sono più larghi, e gli arti posteriori lavorano più separatamente. Nell’insieme si ha l’impressione d’un sistema di locomozione non meno perfetto di quello del pointer, quantunque diverso: più elastico se meno audace, atto anch’esso alla più grande resistenza. La «cerca» incrociata si spiega istintivamente in diagonali più brevi, un po’ meno spaziale, e questo in conseguenza della tendenza ad ispezionare più a fondo il terreno. L’educazione però può far raggiungere anche le vastità proprie dei migliori pointers. Queste diagonali, poi, non sono rigidamente rettilinee, ma spesso il tracciato seguito dal cane è lievemente serpeggiante per rispetto alla retta che unisce i due punti estremi della diagonale stessa (e questo come conseguenza della speciale diligenza nell’ispezione del terreno). Facile a bruschi cambiamenti di direzione; poi ripresa nel senso regolare. La coda è portata secondo il prolungamento della linea renale, con tendenza al basso (mai più alta) ben viva e nervosa, nei rettilinei a grande velocità oscilla solo dall’alto in basso. Ma poiché, come si è detto, egli non si preoccupa principalmente dell’andare, ma tende ad una maggior analisi, così e per i facilissimi distacchi dai rettilinei, ove la coda frangiata gli è efficacissimo timone; e per i continui, lievissimi rallentamenti, con immediata ripresa, che si impone; tenuto conto della sua natura, che chiara si rileva nei soggetti lenti, i quali battono allegramente la coda in cerca; per tutte queste ragioni concomitanti, nei grandi «triallers» si notano oscillazioni dall’alto in basso spesso combinate con moti trasversali, che si traducono in rotazioni contenute, ritmiche con il galoppo, ora verso destra, ora verso sinistra, in dipendenza della rotazione del tempo di galoppo. Portamento di testa e di naso alto, ma non in modo costante e rigido come nel pointer; la testa è più mobile, denotante vigilanza nel compito olfattivo, mentre in quello pare quasi che tutto si volga automaticamente. Le orecchie, vive e leggere, vibrano tra la nuca ed il collo senza sbatacchiare troppo sopra e sotto il cranio ad ogni tempo di galoppo. Entrando in una zona lievemente impregnata di effluvio, questo trialler si abbassa in tutto il corpo, mentre talvolta il solo naso emerge dalle alte erbe. E rimonta nel vento, seguendo l’emanazione il più direttamente possibile, cauto e sospettoso, di trotto o di passo svelto, con marcata contrazione muscolare e movimento di scapole salienti. Il suo avanzare è silenziosissimo, ed il moto degli arti così armonioso, che spesso, se la vegetazione è un po’ alta, da l’impressione di spostarsi per virtù magica, tirato da un filo invisibile, avendo le zampe trasformate in scorrevoli rotelle. Se si persuade che il selvatico è già frullato, man mano si rialza e, aumentando I andatura, riprende la sua corsa abituale. Se per contro s’accorge della presenza del selvatico, gradatamente rallenta e si irrigidisce in «ferma», sovente la maschera atteggiata ad un ghigno, l’occhio sfavillan- te, la coda tesa ed immobile, seguente la linea del rene, mai più alta, talvolta un po’ arcuata (la coda dell’arco passante sotto la coda). E’ preferita, in questo caso, la ferma in piedi; eretta la testa; con la canna nasale orizzontale o montante; le orecchie ripiegate indietro, solo erette di tanto in tanto Su lepre o sul selvatico molto vicino, abitualmente le orecchie sono costantemente erette. Se, in cerca, taglia una zona impregnata di effluvio che lo renda immediatamente certo della presenza del selvatico, con una contrazione improvvisa si rimpicciolisce e s’arresta in posa da felino in caccia. Indi inizia la «filata» come su descritta, ma quasi strisciando, lo sterno rasente terra, con flessioni eccezionali a tutte le giunture degli arti che gli consentono, anche in quella positura, un passo assai lungo, paragonabile a quello del felino, incompatibile, ad esempio, con la struttura del pointer. Il gioco delle scapole è visibilissimo dalle punte molto sporgenti sul garrese Poi man mano si rialza un po’ e va in ferma come già descritto, più o meno a terra Se poi di galoppo entra improvvisamente nell’effluvio diretto, per poca che sia l’erba sparisce a terra, come inghiottito per incanto: avvicinandosi, lo si trova in pose incredibilmente contratte, spasmodiche, rigidissime. La differenza degli atteggiamenti che precedono la ferma tra il pointer e il setter inglese fanno sì che, anche a parità di naso, quello fermi più lungo, consapevole che la sua azione eretta e prepotente non gli consentirebbe di troppo avvicinare il selvatico, mentre questo sa che la sua azione insidiosa e celata gli permette di maggiormente osare. Quando il selvatico, al giungere del conduttore, tenta di allontanarsi pedonando, il setter inglese lo segue preoccupandosi di mai perdere il contatto, senza volontaria- mente abbandonarlo, per ritrovarlo nel vento, facendosi ora serpe, ora pantera; allungandosi spesso inverosimilmente, sfoggiando le più svariate pose che l’orgasmo,’ quasi voluttuoso, del momento impone al suo corpo flessuoso e plastico. Si osservi che l’azione di «gattonata» è sempre tanto bassa e strisciante quanto più il setter ha timore d’essere visto dal selvatico (terreno scoperto). Quando, per contro, è assistito da buon vento decisamente favorevole, e da vegetazione sufficientemente sviluppata, allora tutto il lavoro è più alto a distanza, e meno sospettoso, e le ferme sono in piedi, con gli arti appena flessi.

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